Devastato il museo di Mosul

preghiere a BeirutDAMASCO, 27. Sempre più drammatica la situazione in Siria. I miliziani del cosiddetto Stato islamico (Is) hanno ucciso quindici cristiani in Siria, nel governatorato di Hassake, al confine nord-orientale con l’Iraq. Le vittime provenivano dai villaggi dai quali erano stati rapiti nei giorni scorsi almeno 250 cristiani. A diffondere la notizia, ieri, è stato l’a rc h i mandrita Emanuel Youkhana, lo stesso che lunedì scorso riferì del rapimento, confermato poi da fonti dell’opposizione siriana.
«Molte delle vittime — ha spiegato Youkhana — stavano difendendo i loro villaggi e le loro famiglie». Nel villaggio di Tel Hormidz una donna è stata decapitata, mentre due uomini sono stati uccisi con colpi di arma da fuoco. Per ora — riferiscono i media — non ci sono informazioni circa le modalità delle esecuzioni delle altre dodici vittime. Youkhana ha riferito anche che i rapiti sarebbero 350, e non 250 come si pensava inizialmente. Andrebbero infatti aggiunti ottanta abitanti del villaggio di Tel Jazira, 21 di Tel Gouran, cinque di Tel Feytha e tre di Qabir Shamiya. Quasi tutti sono tenuti in ostaggio nel villaggio sunnita di Um Al-Masamier. Altre 51 famiglie, «con circa cinque componenti a testa», ha detto Youkhana, sono state rapite a Tel Shamiram. Di queste tuttavia non si conosce la posizione precisa: «Non sappiamo — ha aggiunto Youkhana — dove siano tenute in ostaggio. È probabile che siano stati portati nella regione del Monte Abdul Aziz, controllata dall’Is». Nei 35 villaggi cristiani non è rimasto più nessuno: coloro che sono riusciti a scappare lo hanno fatto verso la regione di Hassake o verso Qamishli: «Le famiglie sfollate — ha detto Youkhana — sono ottocento ad Hassake e 175 a Qamishli». Sugli attacchi ai villaggi cristiani in Siria è intervenuto ieri anche il ministro degli Affari esteri italiano, Paolo Gentiloni, il quale ha espresso «la più ferma condanna delle violenze a sfondo religioso ed etnico, perpetrate in modo sistematico e feroce dall’Is nei confronti delle popolazioni locali in Siria». La ferocia dell’Is, tuttavia, non attacca soltanto le persone. Un filmato diffuso ieri mostra i miliziani intenti a distruggere antiche opere d’arte nel museo della civiltà di Mosul, nel nord dell’Iraq, e nel sito archeologico dell’antica Ninive. E intanto, sempre ieri, è stata svelata l’identità di uno dei boia dell’Is, autore di almeno quattro decapitazioni di ostaggi occidentali: si chiama Mohamed Emwazi, nato in Kuwait ma cresciuto a Londra, con una laurea in informatica. Era volato in Siria tra il 2012 e il 2013.

© Osservatore Romano - 28 febbraio 2015