Fuori dalle tenebre

Bechara Rai 2Appello del cardinale Raï all’Unesco per i cristiani perseguitati

PARIGI, 28. «Dal cuore della notte che ci copre, con le tenebre che ci avvolgono, lancio un appello angosciato a tutte le sentinelle dell’a u ro - ra, d’Oriente come d’O ccidente, d’Europa come del mondo arabo e del mondo intero, della cristianità come dell’islam, affinché ci aiutino a suscitare la speranza e a confortare ancora di più popolazioni abbandonate, indifese, cacciate e perseguitate, nella loro tenace determinazione a non rassegnarsi alla sventura»: si conclude con queste parole il commovente appello lanciato sabato scorso, nella sede dell’Unesco a Parigi, dal cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti.
Nell’intervento, intitolato «La presenza cristiana in Medio oriente e il suo ruolo nella promozione della cultura della pace», il porporato, dopo un lungo excursus storico, ha indicato alcuni strumenti «necessari» per consolidare questa presenza bimillenaria e creare nella regione un clima di pace e stabilità. Al primo punto Raï ha posto la soluzione del conflitto israelo-palestinese e israelo-arabo, «all’origine di tutti i conflitti e guerre che infiammano il Medio oriente. Ci sono già risoluzioni del Consiglio di sicurezza da rispettare e altre da prendere». Occorre poi mettere fine alle guerre in corso in Siria, Iraq e Yemen attraverso i negoziati politici e il dialogo fra le parti in conflitto, «di conseguenza cessare di sostenere politicamente e finanziariamente i belligeranti così come le organizzazioni terroristiche». Al terzo punto, la ricostruzione del vivere insieme fra tutte le religioni e in tutti i Paesi, attraverso un nuovo impegno universale che sostituisca assistenzialismo e forza militare: «Il Mediterraneo, culla delle religioni, dovrebbe diventare il ponte culturale fra questi due mondi, invece di essere la frontiera del loro conflitto». Secondo il patriarca, servono inoltre sforzi affinché l’islam non si senta emarginato e si ponga a confronto con altre civiltà, e riconoscere che i cristiani d’Oriente (soprattutto quelli del Libano) possono svolgere un importante ruolo conciliatore. Questa situazione, ha poi aggiunto il cardinale, troverà soluzione solo con la solidarietà della comunità internazionale e il suo intervento incisivo per fermare le guerre, imporre il ritorno degli sfollati nei loro Paesi, nelle loro regioni, e il recupero di tutti i loro beni e i loro diritti. L’Unesco, a tal riguardo, ha un grande ruolo da svolgere per salvaguardare il patrimonio culturale, storico e umano nelle diverse nazio- ni. «Sono venuto qui — ha sottolineato Raï — per dare voce a chi la voce è stata rubata, per attestare la sofferenza di milioni di rifugiati, sfollati, bambini e anziani, donne e uomini che hanno perso i propri cari, a cui sono stati rubati la propria patria e i propri beni e distrutto l’avvenire. Sono venuto qui per testimoniare l’immenso e indicibile dolore di chi è stato perseguitato per la sua fede, di chi ha visto insultata l’identità in nome di un Dio della misericordia che spietati assassini osano invocare. Sono venuto qui per gridare la causa di coloro che attendono la fine della notte» e sperano di essere salvati «da una comunità internazionale che tarda a fermare l’opera di morte di assassini senza fede e senza frontiere». Il patriarca di Antiochia dei Maroniti è arrivato sabato scorso in Francia, proveniente dall’Armenia, per una visita di quattro giorni culminata oggi (martedì) con l’i n c o n t ro con il presidente della Repubblica François Hollande. Domenica, dopo la messa celebrata nella cattedrale Notre-Dame du Liban, ha inaugurato a Parigi, a Villa des Cèdres (ribattezzata Beït Maroun), la sede della diocesi di Notre-Dame du Liban de Paris dei Maroniti, affidata al vescovo Maroun-Nasser Gemayel.

© Osservatore Romano - 29 aprile 2015