In Iraq il sinodo della Chiesa assira d’oriente
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- Creato: 05 Giugno 2015
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DAHUK, 5. L’elezione del successore di Mar Dinkha IV e il possibile ritorno della sede patriarcale in Iraq sono i principali argomenti all’o rd i ne del giorno del sinodo della Chiesa assira d’oriente che si è aperto in questi giorni a Dahuk, nel Kurdistan iracheno. All’assise partecipano quattordici presuli, tra cui l’attuale locum tenens, il metropolita dell’India, Mar Aprem Mooken, in rappresentanza di circa quattrocentomila fedeli sparsi nel mondo. Primo punto in agenda, appunto, la nomina del nuovo catholicos patriarca, dopo la morte, avvenuta il 26 marzo scorso, di Mar Dinkha IV che aveva guidato la comunità assira d’oriente per ben trentanove anni, durante i quali aveva avuto modo di incontrare tre pontefici, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Anni, tra l’altro, per larga parte segnati dalle sofferenze e dalla persecuzione delle popolazioni cristiane mediorientali. Secondo quanto annunciato dal vicario patriarcale per l’Australia e la Nuova Zelanda, nonché metropolita del Libano, Mar Meelis Zaia, il sinodo avrà un compito altrettanto importante: quello di sancire il ritorno della sede patriarcale dagli Stati Uniti, dove si trova tuttora, all’Iraq, precisamente a Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno. Era il 1933 quando l’allora patriarca, Mar Eshai Shimun XXIII, venne esiliato a Cipro dal governo iracheno, da dove nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti. Il ritorno della sede patriarcale in Iraq, ha aggiunto Mar Zaia, «ha grandi implicazioni», soprattutto perché «le relazioni con gli altri patriarchi in oriente si rafforzeranno» e ciò potrebbe significare anche una maggiore coesione tra gli assiri, eredi «un’antica civiltà» che vanta una rilevante presenza nella nazione irachena. Per quanto riguarda il patriarca che sarà scelto a Dahuk, la cerimonia di intronizzazione, sempre secondo quanto riferito da Mar Zaia, avverrà a settembre, al termine della costruzione della nuova sede patriarcale. Subito dopo, come da tradizione, il nuovo patriarca sarà impegnato nella visita alle altre autorità religiose del Paese e all’e s t e ro . Il ritorno della sede patriarcale in Iraq — secondo l’analisi fornita dal sito Baghdadhope — certamente è destinato a facilitare anche «il processo di riunione tra la Chiesa assira dell’est e la Chiesa antica dell’est» (nata per uno scisma dalla prima nel 1964 e guidata da Mar Addai II che risiede a Baghdad) auspicato da vescovi di entrambe le comunità riunitisi qualche giorno fa a Chicago, e «potrebbe dare ulteriore spinta ai passi di avvicinamento» tra la Chiesa assira e quella cattolica. Dialogo iniziato da diversi anni e caldeggiato nell’ottobre scorso durante l’ultima visita compiuta in Vaticano dal patriarca Mar Dinkha I V. Non solo, un patriarca che risiede e opera in Iraq, rileva ancora Baghdadhope, sarebbe di conforto ai fedeli della Chiesa assira d’oriente che con gli altri cristiani hanno condiviso dodici anni di sofferenze e persecuzioni. Proprio il tema delle violenze compiute contro i cristiani era stato al centro dell’incontro che Mar DinkhaIV aveva avuto il 2 ottobre in Vaticano con Papa Francesco. «Quanti nostri fratelli e sorelle — ha detto in quella occasione il patriarca — stanno soffrendo una persecuzione quotidiana! Quando pensiamo alla loro sofferenza, ci viene spontaneo andare al di là delle distinzioni di rito o di confessione: in essi è il corpo di Cristo che, ancora oggi, viene ferito, colpito, umiliato. Non vi sono ragioni religiose, politiche o economiche che possano giustificare ciò che sta accadendo a centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti. Ci sentiamo profondamente uniti nella preghiera di intercessione e nell’azione di carità verso queste membra del corpo di Cristo che stanno soffrendo».
© Osservatore Romano 5-6 giugno 2015