Per tagliare le radici ai cristiani

aleppo dramma guerraBAGHDAD, 23. Quasi il settanta per cento delle case dei cristiani della capitale irachena sono state espropriate illegalmente e i titoli di proprietà sono stati falsificati con manomissioni dei registri catastali realizzate con la connivenza di burocrati disonesti: lo ha dichiarato Mohammed al-Rubai, membro del consiglio municipale di Baghdad, in una recente intervista televisiva rilanciata dall’agenzia Fides. In proposito l’organizzazione non governativa Baghdad Beituna ha calcolato che le violazioni delle proprietà dei cristiani realizzate con la complicità di pubblici ufficiali corrotti siano state non meno di settemila.
Costretti alla fuga per evitare le violenze delle milizie fondamentaliste del cosiddetto Stato islamico (Is) i cristiani iracheni si trovano così a subire un’ennesima violenza che mira a tagliare ogni radice con la loro terra. Infatti, spesso con la complicità di funzionari corrotti, singoli impostori e gruppi organizzati di truffatori sono riusciti negli ultimi tempi ad acquisire illegalmente il possesso di migliaia di case appartenenti a famiglie cristiane di Baghdad. Tra le decine di migliaia di cristiani fuoriusciti dall’Iraq negli ultimi anni, molti si erano rifiutati di vendere le proprie case, conservando la speranza di poter far ritorno nel Paese e tornare alla normalità della loro vita. Ma adesso per molti di loro anche questa speranza rischia di essere cancellata. Al loro ritorno avrebbero infatti l’amara sorpresa di scoprire che la propria abitazione è passata di mano, ha un nuovo proprietario in alcuni casi fornito di documenti che rendono di fatto impossibile il recupero per vie legali dei beni da parte dei legittimi titolari. Secondo quanto viene riferito non poche proprietà dei cristiani sarebbero state acquisite illegalmente anche da membri di apparati politici e militari. In un rapporto pubblicato lo scorso febbraio dal sito in rete al-Arabi al-Jadeed, il Consiglio della giustizia, supremo organo giudiziario dell’Iraq, aveva accusato membri del Governo, a quel tempo guidato da Nuri al-Maliki, di aver acquisito illegalmente il possesso di proprietà private, in gran parte appartenute a cristiani, con operazioni rese possibili dal caos giuridico seguito alla fine del regime di Saddam Hussein. Intanto, il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, nei giorni scorsi ha assicurato che la Chiesa in Iraq farà ogni sforzo per continuare a sostenere materialmente e spiritualmente le moltitudini dei rifugiati sparsi sia sul territorio nazionale sia nei Paesi vicini, continuando a pregare affinché il Signore conceda presto il dono della pace.

© Osservatore Romano - 24 giugno 2015