L’appello del sinodo siro-cattolico per la crisi in Medio oriente
- Dettagli
- Creato: 02 Novembre 2015
- Hits: 1063
BEIRUT, 2. Occorre quanto prima giungere a una «soluzione diplomatica » per portare la pace in Siria e in Iraq. È quanto chiedono con determinazione i vescovi siro-cattolici in una dichiarazione diffusa al termine del loro annuale sinodo svoltosi nei giorni scorsi ad Harissa, in Libano, sotto la presidenza del patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan. I presuli — secondo quanto riferito da «America Magazine» — tornano a invocare la fine della guerra in Siria, giunta ormai al suo quinto anno, e invitano le nazioni coinvolte nel conflitto a seguire un percorso di «negoziazione per trovare una soluzione politica pacifica». Nel documento i presuli non mancano di denunciare le «barbarie » compiute dai miliziani del cosiddetto Stato islamico, condannando la profanazione di tombe cristiane e la trasformazione delle chiese in moschee. Similmente viene anche denunciata quella strategia di annientamento del patrimonio culturale e archeologico di Siria e Iraq che ha portato alla distruzione di antichi siti come Palmira e di storici monasteri come quello di Mar Behnam in territorio iracheno e di Mar Elias in terra siriana. Soddisfazione viene invece espressa per il rilascio, avvenuto all’inizio nel mese di ottobre, di padre Jacques Murad che è così potuto tornare «alla sua Chiesa e al suo popolo dopo quattro mesi e mezzo di prigionia per mano delle forze del terrore ». Allo stesso tempo però i vescovi chiedono la liberazione di quanti sono ancora in ostaggio, in particolare di coloro che si trovano nella valle del Khabur, nel nord-est della Siria. E rinnovano l’app ello per il rilascio dei presuli di Aleppo — il vescovo siro-ortodosso Gregorios Yohanna Ibrahim e il vescovo greco-ortodosso Paul Yazigi — rapiti nell’aprile 2013. Da parte dei vescovi siro cattolici anche la ferma condanna di ogni forma di persecuzione che sta provocando un’ondata migratoria senza precedenti. In particolare, viene ricordata la drammatica situazione dei cittadini di Mossul e della piana di Ninive che nell’estate 2014 sono stati sradicati dalle loro terre sotto l’incalzante avanzata dei miliziani fondamentalisti. Una minaccia che, come è noto, ha provocato l’esodo di oltre centomila cristiani nella zona del Kurdistan iracheno e di altre diverse migliaia in altri Paesi. In questo senso, i presuli hanno rinnovato il loro appello ai leader iracheni perché i rapporti tra le varie forze in campo siano affrontati «attraverso il dialogo e la comprensione». Di qui anche l’auspicio che possa essere accelerata «la liberazione di Mossul e della piana di Ninive, affinché le persone possono tornare alle loro case e vivere in pace e sicurezza». In questa prospettiva, viene anche sollecitata la garanzia internazionale delle Nazioni Unite, insieme a quelle del governo centrale iracheno e del governo regionale del Kurdistan, perché ai cristiani, una volta fatto ritorno nelle proprie terre, siano garantiti sicurezza e la restituzione delle proprietà. I vescovi hanno poi assicurato la propria preghiera per la pace tra palestinesi e israeliani e hanno nuovamente esortato la comunità internazionale a intraprendere «ogni sforzo» per perseguire una soluzione. Per quanto riguarda il Libano, i presuli hanno fatto appello ai leader politici del Paese perché si prendano «iniziative serie» per eleggere la massima carica dello Stato che è ormai vacante da oltre un anno. L’emittente araba cristiana Noursat Tv - Tele Lumiere nel frattempo — riferisce l’agenzia Fides — ha trasmesso la toccante testimonianza di padre Murad, che, raccontando la sua esperienza di prigionia. Il religioso ha riferito tra l’altro di aver celebrato messa in un dormitorio sotterraneo, dove erano stati reclusi altri 250 cristiani di Qaryatayn sequestrati a loro volta dai jihadisti. «I cristiani erano spesso interrogati sulla loro fede e sulla dottrina cristiana, e non si sono convertiti all’islam, nonostante le pressioni. Erano fedeli alla preghiera del rosario. Questa esperienza di prova ha fortificato la fede di tutti, e anche la mia fede come sacerdote. È come se fossi nato di nuovo».
© Osservatore Romano - 2-3 novembre 2015