Come un torrente di giustizia
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- Creato: 11 Febbraio 2016
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di RICCARDO BURIGANA «In sintonia con il Consiglio ecumenico delle Chiese e con Papa Francesco, soprattutto con la sua enciclica Laudato si’, la Campagna di fraternità vuole essere un tempo privilegiato del cammino ecumenico con il quale richiamare tutti a riflettere sull’attuale modello di sviluppo che sta minacciando la vita e il sostentamento di tante persone, soprattutto i più poveri»: con queste parole monsignor Francesco Biasin, vescovo di Barra do Piraí-Volta Redonda, presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale brasiliana, ha presentato l’annuale Campanha da Fraternidade Ecumênica.
Il tema scelto per la campagna del 2016, promossa congiuntamente in occasione della quaresima dal Consiglio delle Chiese cristiane del Brasile e dall’episcopato cattolico, è «Casa comum, nossa responsabilidade», mentre il passo della Scrittura che costituisce il punto di riferimento, soprattutto nei momenti di preghiera, è «Scorra come acqua il diritto e la giustizia come un torrente perenne», dal libro del profeta Amos (5, 24). Non è la prima volta che la Campanha da Fraternidade, che è uno dei passaggi più forti dell’impegno pastorale dell’episcopato cattolico brasiliano, assume una dimensione ecumenica. Era già avvenuto infatti nel 2000 con la campagna dedicata a «Dignità umana e pace », nel 2005, con «Solidarietà e pace», e nel 2010, con «Economia e vita». Con la campagna del 2016 si aggiunge così un passo a un cammino condiviso che ha visto i cristiani brasiliani riflettere e operare insieme per modificare la società nazionale attraverso la testimonianza di quei valori biblici che consentono di superare discriminazioni e ingiustizie. I cristiani brasiliani si propongono così di proseguire il loro impegno a favore degli ultimi, indicando cosa, concretamente, si può e si deve fare per modificare un modello di sviluppo che genera sperequazioni e violenza. E, infatti, come ricordato sempre da monsignor Biasin in sede di presentazione della campagna, tutti assieme i cristiani devono farsi portavoce dei poveri «per favorire una politica pubblica e un atteggiamento di responsabilità in grado di garantire un futuro alla casa comune che è la natura e la terra dove tutti vivono». Alla campagna 2016, proprio per la sua dimensione ecumenica nella progettazione e nella realizzazione, è giunto il messaggio del pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, che ha lodato questa iniziativa perché aiuta i cristiani a riflettere su cosa insieme possono fare per cambiare il mondo in un momento di profonda crisi. Per il leader dell’o rg a n i z - zazione ecumenica, solo insieme i cristiani possono costruire la pace e la giustizia nella riscoperta della responsabilità della custodia della casa comune, una responsabilità che dà loro la forza per proporre delle soluzioni in grado di affrontare i problemi che affliggono gli uomini e le donne del XXI secolo. La campagna, che si è aperta mercoledì 10 a Brasília, con una cerimonia guidata dal vescovo anglicano Flávio Irala, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane del Brasile, prevede una molteplicità di iniziative: dalla preghiera ecumenica alla presentazione di progetti di cooperazione; dalla lettura al commento della Scrittura a più voci; da convegni teologico-pastorali a manifestazioni pubbliche, a trasmissioni televisive dedicate al tema della custodia del creato. Accanto a iniziative regionali, dove forte è il richiamo alla necessità della rimozione degli ostacoli che impediscono l’accesso all’acqua potabile a milioni di brasiliani, ce ne sono moltissime di carattere locale, che mostrano la vivacità del cammino ecumenico in Brasile, dove pure, in verità, non mancano tensioni tra cristiani in una società sempre più pluriconfessionale. Di fronte a queste difficoltà la capillare presenza della campagna, a livello locale, è stata voluta proprio per rafforzare il dialogo ecumenico nella quotidiana testimonianza della fede in modo da superare le divisioni che indeboliscono la missione della Chiesa nell’annuncio della Parola di Dio.
© Osservatore Romano - 12 febbraio 2016