Ennesima strage
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- Creato: 18 Aprile 2016
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ROMA, 18. Il dramma dei migranti non conosce fine. Proprio mentre erano ancora vive le immagini di Papa Francesco insieme con il patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo Hierònymos tra i profughi a Lesbo, è arrivata la notizia di un altro, tragico naufragio. Barconi con a bordo più di 400 migranti, per la maggior parte somali (ma ci sarebbero anche etiopi ed eritrei), si sono rovesciati mentre cercavano di raggiungere le coste meridionali dell’Europa. Poche ore prima sei cadaveri erano stati recuperati su un gommone carico di profughi diretto nel Canale di Sicilia. A un anno dall’immane strage avvenuta al largo di Lampedusa, dove persero la vita 800 persone, la tragedia continua. È stata la Bbc Arabic a dare questa mattina la notizia che 400 migranti erano dispersi mentre viaggiavano nel Mediterraneo «a bordo di quattro imbarcazioni fatiscenti». Il corrispondente della Bbc in Kenya ha anche fatto sapere di aver parlato con i parenti di tre giovani somali che sarebbero tra i migranti annegati. L’ambasciatore somalo in Egitto ha dichiarato che si stanno facendo verifiche sul naufragio. Secondo la stampa somala, le squadre di soccorso sono riuscite a trarre in salvo solo 29 persone. E sui social circola la notizia, ancora non confermata, che gli annegati erano partiti dall’Egitto e diretti in Italia. La dinamica degli incidenti sembra la stessa di molti altri casi: imbarcazioni stracolme, guasti al largo e richieste di aiuto con telefoni satellitari. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha commentato la notizia sottolineando che «c’è veramente bisogno di pensare, oggi, di fronte a una ennesima tragedia in cui sono morte centinaia di persone, a un anno da una tragedia in cui ne morirono 800». Sul caso, il ministro degli Affari esteri, Paolo Gentiloni, ha detto: «Stiamo cercando di avere notizie ulteriori, soprattutto dalle autorità egiziane». Preoccupazione e sdegno sono stati espressi anche dall’Unicef (il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia): «Siamo ammutoliti, come un anno fa. Se la notizia è confermata altre centinaia di persone, esseri umani, sono dispersi nel Mediterraneo. Non ci sono parole per descrivere questa ennesima tragedia e non vogliamo neanche pensare quanti saranno i bambini innocenti che hanno perso la vita in questo disastro, figli come i nostri figli» ha detto Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia. «La verità — ha aggiunto — è che il problema non è solo europeo, né tantomeno italiano, è una questione di coscienza globale su un fenomeno al quale non siamo stati capaci di porre un argine ancor prima che politico o legislativo, umano». L’Europa «deve cambiare prospettiva sulle politiche migratorie» ha spiegato Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. Quanto accaduto «dimostra ancora una volta la precarietà della situazione nel Mediterraneo dal punto di vista del salvataggio in mare ed è la prova di come Frontex si sia dimostrata assolutamente incapace di fare lo stesso lavoro che l’Italia ha svolto con l’operazione Mare Nostrum». L’emergenza si aggrava non solo al largo della costa libica, ma anche nell’Egeo. Sempre questa mattina la Guardia costiera greca ha soccorso 55 migranti al largo dell’isola greca di Samos. Lo riferiscono fonti locali, secondo cui tra le persone tratte in salvo ci sono anche 18 bambini e due neonati. Il gruppo era partito dalla costa turca a bordo di un gommone. Intanto, sul piano politico, la Commissione europea ha fatto sapere oggi di apprezzare la recente proposta italiana per la gestione dell’emergenza immigrazione, che prevede anche l’emissione di Bond- Africa, ovvero titoli di Stato a favore dello sviluppo dei Paesi di origine. «Il presidente Juncker è molto contento che l’approccio europeo trovi forte sostegno» da parte dell’Italia, ha fatto sapere il portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas. La Commissione «è convinta che solo un approccio europeo più forte, che copra sia la dimensione interna che esterna delle politiche Ue, ci possa aiutare a gestire i flussi dei migranti in modo ordinato, in uno spirito di accresciuta solidarietà e per tornare a un sistema Schengen pienamente funzionante» ha detto Schinas. «L’Ue deve gestire assieme le proprie frontiere esterne, provvedere alla protezione dei profughi, offrire vie legali a quelli che vengono in Europa, e mantenere i confini interni aperti: questa è l’agenda della Commissione».
© Osservatore Romano - 18-19 aprile 2016