Nuove regole per le chiese

cairo GentiloniIL CAIRO, 19. Una nuova stagione di reciproco e maggiore rispetto tra le fedi religiose potrebbe presto aprirsi in Egitto. Il Parlamento sarà chiamato già nelle prossime settimane a esaminare una proposta di legge sulla costruzione dei luoghi di culto presentata pochi giorni fa dopo un esteso e articolato lavoro preparatorio. Un testo, a lungo desiderato dai cristiani egiziani, che se approvato manderà in pensione l’attuale normativa, risalente addirittura al periodo ottomano, divenuta negli anni recenti motivo di scontro tra le varie comunità religiose. Un significativo passo in avanti per una nazione di tradizione islamica, dove pure i cristiani, in particolare i copti ortodossi, sono circa il dieci per cento della popolazione.
Il progetto di legge — riferisce l’agenzia Fides — consiste in tredici articoli e comprende al suo interno anche la definizione di “chiesa” insieme alla descrizione dei meccanismi con cui risolvere eventuali problemi con le autorità amministrative locali. La legge riconosce anche il diritto dei vescovi a ricorrere al Consiglio di Stato in caso di ritardi imposti in maniera artificiosa alle procedure per la costruzione di nuovi luoghi di culto. La legislazione, come accennato, dovrebbe portare alla totale archiviazione delle regole disposte dal cosiddetto Decreto Hamayoni, ossia il decreto imperiale del 1856, risalente dunque al periodo ottomano da cui ancora dipende la costruzione delle chiese in Egitto, e che è appunto all’origine di numerose controversie a livello locale. Secondo tali disposizioni — integrate poi nel 1934 da una circolare del ministero dell’Interno che aggiunse le cosiddette “dieci regole” ancora più restrittive — la costruzione di luoghi di culto cristiani è sottoposta a vincoli che non pesano sulla costruzione di moschee, come il divieto di costruire chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l’applicazione rigida di quelle regole ha impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell’alto Egitto. Inoltre, finora l’edificazione di ogni nuova chiesa doveva essere autorizzata direttamente dal presidente egiziano. La nuova proposta di legge prevede invece che la costruzione di nuove chiese sia vagliata e autorizzata dalle autorità locali. La bozza del testo legislativo, secondo fonti citate dalla stampa egiziana, nei giorni scorsi era stata consegnata ai vertici della Chiesa copta ortodossa, in modo da poterne recepire valutazioni ed eventuali obiezioni. Nell’autunno 2014, erano stati i rappresentanti delle principali Chiese e comunità cristiane presenti in Egitto a inviare ai responsabili del Governo egiziano un memorandum con suggerimenti e proposte, in vista di una nuova legislazione sulla costruzione di edifici per il culto cristiano sul territorio egiziano. L’intenzione di fondo che ispirava le proposte dei responsabili cristiani — spiegò allora Antonios Aziz Mina, vescovo di Guizeh dei Copti — era quella di «facilitare l’applicazione di procedure snelle e chiare che dipendano solo dalla legge, e siano sottratte a ogni tipo di arbitrio». Secondo le proposte presentate allora dalle Chiese presenti in Egitto, la concessione dei permessi per la realizzazione di luoghi di culto cristiani dovrebbe essere esercitata dalle autorità municipali locali, come accade per la costruzione di edifici privati, senza coinvolgere i livelli provinciali o nazionali dell’apparato amministrativo. Si tratta di una scelta radicalmente innovativa rispetto al Decreto Hamayoni emesso il 14 febbraio 1856 durante il regno del sultano Abd al-Magid ibn Mahmoud Khan. Se da un lato, tale decreto ha previsto un uguale trattamento tra cristiani e musulmani per quanto riguarda il servizio militare e le promozioni nella carriera amministrativa dello Stato ottomano, esso però ha previsto il ricorso alla “Sublime Porta”, cioè al Governo dell’impero ottomano, per le riparazioni e la costruzione di luoghi di culto. Nello specifico il decreto, che pure ha significato un notevole passo in avanti verso l’uguaglianza tra musulmani e cristiani in territori a maggioranza islamica, riserva però ancora oggi al Governo la prerogativa di concedere o meno la licenza per l’edificazione e la ristrutturazione di chiese e cimiteri per i non musulmani.

© Osservatore Romano - 20 maggio 2016