In Giordania è crisi umanitaria

Amman GiordaniaAMMAN, 7. Diventa di giorno in giorno sempre più esplosiva la situazione in Giordania e nei suoi affollatissimi campi profughi. A lanciare l’allarme sono i responsabili della Caritas locale, impegnata con circa duemila volontari, che ricordano come nel Paese trovano attualmente riparo due milioni e 700.000 rifugiati.
Una moltitudine che pone la Giordania al primo posto nella classifica delle nazioni ospitanti il maggior numero di profughi e sfollati, seguita da Turchia (2,5 milioni), Pakistan (1,6 milioni) e Libano (1,5 milioni). Secondo i dati forniti da Amnesty international, la metà dell’intera massa di rifugiati è ospitata soltanto da 10 Paesi. «Questi dati — ha dichiarato all’agenzia Fides Wael Suleiman, direttore generale di Caritas Jordan — sono addirittura sottostimati rispetto alla realtà, e impressionano anche perché documentano che le nazioni più ricche e avanzate ospitano un numero esiguo di profughi, nonostante adesso in quei Paesi molti governi siano guidati o comunque condizionati da forze che guadagnano potere proprio sfruttando e fomentando la paura e il rifiuto degli immigrati». Di qui anche un appello alla comunità internazionale perché si faccia coraggiosamente carico della situazione che coinvolge soprattutto la popolazione in fuga dalla Siria. «La Giordania — afferma Suleiman — è aperta a tutti, siamo consapevoli di svolgere una missione umanitaria importante, e vogliamo continuare. Negli ultimi tempi sono stati regolarizzati come lavoratori 200.000 rifugiati siriani. Ma ormai rifugiati e immigrati rappresentano il 40 per cento della popolazione. Tanti giordani sono adesso più poveri di molti immigrati. Se la comunità internazionale non prende atto della situazione esplosiva e non interviene a sostenere questo sforzo compiuto dall’intero Paese, arriverà un tempo in cui anche qui verranno chiuse le porte d’ingresso e si penserà di rimpatriare chi era fuggito dalla fame e dalle guerre».

© Osservatore Romano - 8 ottobre 2016