LA SCOMPARSA DEI CRISTIANI SAREBBE UNA SVENTURA

La scomparsa dei cristiani sarebbe una sventura per l'Iraq, perché i fedeli della Chiesa caldea, fieri della propria identità di cristiani e di iracheni, si sforzano di vivere in pace con tutte le etnie presenti nel Paese, e con la loro presenza, come è avvenuto in passato, possono essere anche oggi un segno di speranza e un ponte di dialogo tra il mondo occidentale e l'islam. E' in sintesi quanto scrive sull'ultimo numero di Civiltà Cattolica, il gesuita Antoine Audo, vescovo di Alep dei Caldei. "Nonostante le disgrazie i cristiani rimangono molto legati al proprio Paese, sono pienamente iracheni e profondamente cristiani, fieri della loro appartenenza religiosa, con una grande capacità di integrazione e una grande facilità a vivere con tutte le categorie dei loro concittadini, senza complesso di persecuzione né di disprezzo dell'altro. Questo ci pare un capolavoro di integrazione, la capacità cioè di rimanere se stessi, pur rispettando l'altro sino ad assimilarne i migliori elementi culturali e religiosi". "Esperti di convivenza con tutte le confessioni musulmane e con tutte le etnie dell'Iraq" per il vescovo "i cristiani possono essere garanzia della riconciliazione e ponte di dialogo tra l'islam e il mondo moderno. I cristiani dell'Iraq, come del resto quelli del Vicino Oriente in genere, devono essere consapevoli della vocazione che oggi incombe su di essi. È nel momento della prova che si può annunciare una parola di vita e schiudere un futuro per le persone che ci stanno attorno". "In passato - conclude mons. Audo - i cristiani dell'Iraq, come tutti i cristiani orientali, sono stati abili nel dialogo tra le culture. Non c'è motivo di interrompere tale scambio nel tempo della prova. Bisogna inventarlo di nuovo per sopravvivere e far vivere".