Senza muri

card-sandriNessun «muro di divisione» ostacoli l’impegno a fare della terra dove è nato Gesù una «casa della pace». Più che un auspicio è un vero e proprio appello quello che il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha affidato ai rappresentanti della Bethlehem University durante la messa celebrata giovedì pomeriggio, 26 giugno, presso la casa generalizia dei Fratelli delle scuole cristiane (Lasalliani). Richiamando l’importanza dell’«opera di alta carità cristiana» svolta dall’istituzione accademica, che celebra quest’anno il quarantesimo anniversario della fondazione, il porporato l’ha definita come «uno segni certi — in una zona del mondo dove le divisioni, i conflitti e le violenze sembrano avere il sopravvento — che aiuta i giovani a “non farsi rubare la speranza”, come spesso ripete Papa Francesco».
Una missione testimoniata dalla «capacità di vivere riconciliati tra noi, aggiungendo ogni giorno, a partire dalle proprie scelte personali nel lavoro, nella vita famigliare e sociale, un piccolo mattone per l’edificazione della “casa della pace”, ove senza alcun muro di divisione si possa vivere tra fratelli». Alla celebrazione erano presenti, in particolare, i membri del consiglio di amministrazione della Bethlehem University, alcuni dei quali hanno preso parte all’udienza generale di mercoledì scorso, durante la quale Papa Francesco ha manifestato «particolare riconoscenza per la lodevole attività accademica svolta a favore del popolo palestinese». Un’attività nella quale — ha rilevato da parte sua il porporato — non sono mancate «le difficoltà» e ogni giorno si sono presentate «sempre nuove sfide», affrontate senza mai venir meno «all’intuizione originaria» e senza lasciar «spegnere la fiamma della passione educativa». La quale, ha precisato il cardinale, può essere alimentata «soltanto nella misura in cui, come adulti, consacrati e laici, non smetteremo di lasciarci condurre dal Signore, cercando di riconoscere ogni giorno e insieme di compiere la volontà del Padre». Il porporato ha quindi affidato ai rappresentanti dell’università «l’icona dei re magi», indicandoli come «patroni» dei responsabili accademici: «Anche ciascuno di voi infatti — ha spiegato — provenendo dai più lontani Paesi del mondo, si impegna a raccogliere progetti e risorse materiali e si muove per recarsi al luogo ove è nato il Salvatore», dove «depone il tesoro della propria competenza e solidarietà concreta». In tal modo, «servendo e amando i giovani che lì studiano, cristiani e musulmani — ha concluso — voi amate l’umanità che il Figlio di Dio ha preso su di sé, e per la quale ha dato la sua stessa vita».

© Osservatore Romano - 28 giugno 2014