Con Cristo sempre al centro

ecumenismo-vegliadi RICCARDO BURIGANA

Le nuove frontiere tecnologiche della comunicazione, il loro carattere e le loro modalità nell’E u ro p a contemporanea, il rapporto tra la comunicazione cristiana e l’op era di evangelizzazione, il ruolo dei media nella costruzione della comunione tra i cristiani: sono stati questi alcuni degli approfondimenti compiuti dal 17 al 19 novembre ad Hannover in occasione dell’incontro annuale del comitato congiunto del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e della Conferenza delle Chiese europee (Kek). L’incontro, sul tema «La comunicazione del Vangelo nell’Europa di oggi», è servito anche per un ripensamento della missione della Chiesa in una società secolarizzata, alle prese con una profonda crisi economica e con una dimensione sempre più interreligiosa. Al termine dell’incontro (nel quale sono stati presi in esame anche lo stato dei rapporti sull’attività congiunta del Ccee e del Kek per la promozione del dialogo ecumenico e per una migliore collaborazione interreligiosa), è stato redatto un messaggio che si apre con una riflessione sull’unicità della storia dell’Europa alla luce del centenario dell’inizio della prima guerra mondiale e del venticinquesimo della caduta del muro di Berlino. Il comitato esorta in particolare a testimoniare «lo spirito conciliatore di Dio» in un mondo nel quale si vivono tanti dolorosi conflitti che generano violenza e morte. In questo quadro un’attenzione privilegiata deve essere rivolta all’Ucraina e al Vicino oriente. Si invita pertanto a pregare «per le vittime della violenza e per coloro che piangono la perdita della vita e della sicurezza, affinché possano conoscere la consolazione di Dio e la fine del conflitto» e «per coloro che rimangono in silenzio o sono incapaci di parlare, affinché possano essere spinti a vivere la solidarietà» chiedendo a tutti uno sforzo per costruire la pace. E proprio la pace rimane l’orizzonte nel quale promuovere un’azione comune per il Vicino oriente dove «il mondo sta assistendo a manifestazioni di violenza e di estremismo senza precedenti. Omicidi indiscriminati, persecuzione dei cristiani e di altre minoranze, soppressione degli aiuti umanitari, caos indicibile caratterizzano la vita in gran parte della Siria e dell’Iraq». Ccee e Kek condannano ogni forma di violenza, il commercio delle armi e la strumentalizzazione della religione, dicendo di voler pregare «per coloro che prendono le armi contro i loro fratelli e sorelle, affinché trasformino le loro spade in vomeri». I cristiani sono chiamati a lottare per la riconciliazione e a lavorare per l’unità in mezzo alle divisioni nella Chiesa in modo da promuovere la pace, fondata sulla giustizia e sui diritti umani. Il documento indica infine degli aspetti sui quali il dialogo ecumenico può dare un contributo per la missione nell’epoca presente: la Chiesa deve essere accanto alle persone, «con una presenza trasversale nelle piattaforme dei social media, in funzione di espressioni autentiche del messaggio evangelico». In queste nuove forme di comunicazione si deve volgere sempre a Cristo che «è l’esempio di tutta la nostra comunicazione».

© Osservatore Romano - 22 novembre 2014