Nel 2015 la pace e non solo

candelaDAMASCO, 2. «Fermate la guerra in Siria e alla Siria e non usate i nostri giovani come benzina per alimentare i ciechi takfiri ed estremisti»: è l’appello lanciato dal patriarca greco-ortodosso di Antiochia, Giovanni X Ya z i g i , durante il sermone per il nuovo anno tenuto nella cattedrale della Dormizione della Vergine Maria a Damasco. Il patriarca — il cui fratello Paul, vescovo greco-ortodosso di Aleppo, è dall’aprile 2013 nelle mani dei rapitori assieme all’arcivescovo siro-ortodosso Gregorious Yohanna Ibrahim — ha sottolineato la brutalità del conflitto che da quattro anni sconvolge la Siria e che nel solo 2014 ha provocato più di settantaseimila morti. Vicino oriente e non solo fra i temi affrontati dal primate della Comunione anglicana, Justin Welby, arcivescovo di Canterbury, nel messaggio per il nuovo anno.
Facendo riferimento al centenario dell’inizio della prima guerra mondiale, ha paventato il rischio che tale terribile ricordo sia dimenticato troppo in fretta e che il sacrificio e la sofferenza di coloro che sono oggi coinvolti in conflitti bellici possano diventare una tragica abitudine. Welby ha citato, tra i fatti recenti, i crimini in Nigeria e in Pakistan e la persecuzione dei cristiani e di altre minoranze in varie parti del mondo. Come augurio per il 2015 ha spronato i britannici ad aprirsi verso l’esterno, a donare il loro spirito generoso perché «quando siamo generosi noi proviamo gioia e gli altri conforto e speranza». Fra gli esempi ha ricordato la «straordinaria dedizione» del personale medico inglese in servizio in Sierra Leone, Paese (da lui visitato prima di Natale) lacerato dall’ebola, o il programma che in Sud Sudan ha contribuito a salvare la vita di un milione e mezzo di persone vittime della guerra e della fame. «Tutti gli squilibri che determinano sofferenza vengono dalla nostra incapacità di vivere secondo la volontà di Dio», ha detto il patriarca di Mosca, Cirillo, nel suo discorso per il nuovo anno, nel quale ha fatto esplicito riferimento alla crisi fra Russia e Ucraina: «Preghiamo per la nostra patria e per tutto il nostro popolo, in particolare per porre fine alle tensioni nella storica Rus’, allo spargimento di sangue, per creare giustizia ed equità, affinché alla fine la pace abbia il sopravvento». E ha sottolineato come il Signore abbia donato agli uomini la pienezza di vivere nella felicità, invitando i credenti a non tradire quel mandato. Dai rappresentanti cristiani in Germania, dove si susseguono manifestazioni «contro l’islamizzazione dell’Occidente», è venuto invece l’appello a fermare l’ondata di sentimenti xenofobi e a condividere, con gesti di solidarietà, la sofferenza dei rifugiati che cercano accoglienza.

© Osservatore Romano - 2-3 gennaio 2014