Senza protezione
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- Creato: 17 Marzo 2015
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ISLAMABAD, 17. Centinaia di persone hanno partecipato oggi a Lahore ai funerali delle vittime degli attentati suicidi di domenica contro due chiese — rivendicati da Jamaat ul Ahrar, un gruppo islamista vicino ai talebani — che hanno fatto 16 morti e 82 feriti, secondo l’ultimo bilancio. L’agenzia di stampa Xinhua riferisce della presenza anche di leader politici e vertici della polizia locale, che pure ieri erano stati pesantemente contestati nelle manifestazioni di protesta tenute in diverse città pakistane come Faisalabad, Sargodha e Gujranwala, oltre che nella stessa Lahore, dove scuole e istituti cattolici sono rimasti chiusi per commemorare le vittime. Dopo le stragi a Lahore, diversi responsabili delle comunità cristiane hanno accusato il Governo del primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, di non fornire adeguata sicurezza alle minoranze religiose e ai loro luoghi di culto. Proprio su questo aspetto si è concentrata la protesta dei manifestanti, purtroppo sfociata in qualche caso in nuove violenze. La stampa locale riferisce che un manifestante è morto, in circostanze non ancora accertate, nel quartiere Youhanabad (città di Giovanni) di Lahore, dove si trova la chiesa cattolica di St. John, una delle due, con l’anglicana Christ Church, attaccata domenica. A Youhanabad si sta svolgendo una manifestazione in modo pacifico, ma il ferimento di quattro manifestanti investiti da un’automobile ha agitato gli animi. È dunque incominciato un lancio di sassi e altri oggetti verso le autovetture di passaggio e poi contro gli agenti di polizia. Questi hanno usato lacrimogeni, idranti e sfollagente. In India, intanto, otto persone sono state fermate nelle indagini sul violento attacco a un convento di Ranaghat, nello Stato orientale indiano di West Bengala, dove otto uomini nello scorso fine settimana hanno duramente picchiato quattro religiose e violentato la loro superiora.
© Osservatore Romano 18 marzo 2015