La liberazione del giudicare
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- Creato: 25 Giugno 2015
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di SILVIA GUIDI «Noi diventiamo le parole che ascoltiamo»: è uno dei tweet con cui Francesco Occhetta ha ricordato Silvano Fausti — gesuita come lui, suo maestro e soprattutto amico — dopo la morte, avvenuta nella mattina del 24 giugno, festa della nascita di san Giovanni Battista, l’ultimo dei grandi profeti d’Israele. «Mi aveva fatto innamorare della Parola» continua Francesco Occhetta su twitter, e in tanti gli hanno fatto eco sui social network, la bacheca virtuale del nostro tempo, tanto iperconnesso e ricco dei contenuti più disparati quanto povero di voci davvero originali.
Una sorta di salotto letterario allargato in cui ognuno può lasciare il suo messaggio, senza filtri o precondizioni, e soprattutto senza previi attestati di idoneità o di avvenuta omologazione, come vorrebbero molti sedicenti maîtres à penser per i quali in teoria siamo tutti uguali ma forse qualcuno — a causa di un cursus honorum particolarmente brillante, delle tante comparsate televisive e dei molti, moltissimi libri venduti — è un pochino più uguale degli altri. Ma torniamo alla figura di padre Silvano Fausti — lui sì, davvero, un padre e un maestro del pensiero, cristiano e non, serenamente immune dal rischio di atteggiarsi a venerata auctoritas grazie a una letizia evangelica profonda e contagiosa, tenacemente custodita nel corso degli anni come il bene più prezioso — senza perdere tempo nelle pastoie della polemica. In molti hanno sentito il bisogno di esprimere tutta la loro gratitudine per libri come Occasione o tentazione? Scuola pratica per discernere e decidere (l’ultima edizione è del 2005), un “manuale di cammino” che attinge alle tradizioni più antiche e collaudate del patrimonio culturale cristiano per insegnare la difficile arte del discernimento. Fausti, in questo libro come in molti altri scritti, con un linguaggio semplice e tanti esempi concreti aiuta il lettore a vedere la differenza tra piacere apparente e gioia autentica, fra tristezza positiva e negativa, e propone esercizi per allenarsi a vivere nel modo più pieno e consapevole possibile due dei doni più grandi che Dio ha fatto all’uomo: la libertà e una ragione che non ha paura di misurarsi con tutto (ma proprio tutto) quello che entra nel raggio dell’esperienza. «Conosco Fausti da tanti anni — scrive un lettore in un forum in Rete su Occasione o tentazione — a casa ho molti dei suoi testi e ho ascoltato molte lectiones sui Vangeli, disponibili gratis su internet. Questo testo è da leggere e rileggere, da custodire gelosamente tra le cose più care, da regalare agli amici più veri. Tratta del discernimento, indispensabile per entrare nella nostra coscienza e avere una vita spirituale. I chiarimenti, le introduzioni e le note a margine sono un distillato di saggezza, frutto sicuramente di anni e anni di riflessioni». Padre Fausti era nato nel 1940; per molti anni, dopo aver studiato filosofia e aver conseguito un dottorato in fenomenologia del linguaggio nell’università di Münster in Germania, ha insegnato teologia. Da trent’anni viveva in una cascina alla periferia di Milano, Villapizzone, con una comunità di gesuiti dediti al servizio della Parola, che aveva collaborato a fondare, inserita in una comunità più ampia di famiglie; è stato, con grande discrezione, il direttore spirituale del cardinale Martini. Tra i suoi libri più noti, la serie «Una comunità legge» sui Vangeli, una sorta di guida spirituale a partire dalla lectio divina della Bibbia. «Se la divisione è morte, la differenza è vita», ripeteva padre Fausti. «L’omologazione non è unione che aumenta la vita, ma confusione che la toglie. Un omogeneizzato di uomo non è più un uomo. Che rispetto c’è delle differenze e dei diversi doni nelle comunità e nella Chiesa? Non c’è il pericolo di ridurre la sposa di Cristo, bella, senza rughe e senza macchie, a un frullato disgustoso?». I funerali saranno sabato 27 giugno nella chiesa di San Martino a Villapizzone. «Non so tu, ma a me interessa vivere» diceva spesso Fausti al suo interlocutore con il suo tipico sorriso franco e luminoso. «E si vive meglio, molto meglio passando da homo homini lupus a homo homini Deus».
© Osservatore Romano - 26 giugno 2015