Con questo accento sudamericano
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- Creato: 14 Luglio 2015
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Il saluto del metropolita Tarasios a Ñu Guazú«Siamo stati insieme una volta in più», dando testimonianza che «il vero amore e la fraternità tra le Chiese» non si limitano «a una mera scolastica interreligiosa o a un corretto protocollo diplomatico o a un ameno discorrere ecumenico», ma costituiscono «una realtà vera, pura e salvifica basata sul comandamento del Signore». Al termine della messa di domenica 12 luglio a Ñu Guazú, in Paraguay — l’ultima celebrazione eucaristica pubblica del viaggio — sono risuonate significative le parole di saluto rivolte a Francesco dal metropolita ortodosso Tarasios Antonopoulos, arcivescovo di Buenos Aires, primate ed esarca di Sudamerica.
Ricordando il rapporto di amicizia con Jorge Mario Bergoglio, il rappresentante dell’arcidiocesi greco ortodossa di Buenos Aires e Sudamerica si è rivolto al Pontefice come a un «fratello maggiore», così come faceva a Buenos Aires «con rispetto e amore», ricordando di aver imparato proprio da lui «a essere un buon vescovo e pastore». Con questo viaggio, ha aggiunto, «la divina Provvidenza ci unisce ancora una volta in queste terre sudamericane, la cui realtà è stata motivo di dialogo, preoccupazione e insonnia per tutti e due». Al contrario, in questa occasione, è «motivo di incontro, di gioia, di impegno »: l’impegno — ha spiegato — «a prendersi cura, ognuno dalla sua posizione nella Chiesa, che è una, santa, cattolica e apostolica, della crescita nello spirito degli abitanti di queste beneamate terre, che nonostante tutto, sono state benedette da Dio con un fervore e una fede tanto grande come le sue dimensioni geografiche». «Credo che questa visita sia storica; e perciò le espressi il mio desiderio di poter essere presente durante la stessa, in rappresentanza della Chiesa ortodossa, del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli e della nostra giurisdizione sudamericana » ha detto ancora Tarasios, esprimendo la sua gratitudine per aver avuto la possibilità di seguire l’itinerario latinoamericano del Pontefice. In conclusione il metropolita ha ringraziato Papa Francesco perché, attraverso il suo ministero pastorale e il suo messaggio evangelico, ha dato al mondo «questo accento sudamericano ». E soprattutto per aver fatto comprendere a tutti con la sua testimonianza che anche quelle regioni del pianeta chiamate ancora “terzo mondo” hanno «da offrire un gran tesoro per l’umanità ».
© Osservatore Romano - 15 luglio 2015
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