La persecuzione dei cristiani al centro di un nuovo appello del patriarca di Mosca
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- Creato: 24 Febbraio 2016
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MOSCA, 24. Un rinnovato appello alla collaborazione tra cattolici e ortodossi per rispondere alle principali sfide del XXI secolo, in particolare la persecuzione contro i cristiani in vaste aree del pianeta, è stato uno degli atti conclusivi del viaggio che per dodici giorni ha portato il patriarca di Mosca Cirillo in America latina. Dopo lo storico abbraccio con Papa Francesco, del 12 febbraio a Cuba, il leader ortodosso, come è noto, si è recato in Paraguay, Cile (con una deviazione sull’isola di Waterloo in Antartide) e in Brasile. Proprio nell’ultima tappa del suo tour latinoamericano, Cirillo è tornato con determinazione sul tema scottante della persecuzione dei cristiani, tema largamente presente anche nella dichiarazione sottoscritta a Cuba insieme al Pontefice. Nel corso di una cerimonia svoltasi a Rio de Janeiro, ai piedi del monumento a Cristo redentore, il patriarca si è appellato a tutte le persone di buona volontà perché si ponga al più presto fine ai conflitti che in molte regioni mettono a rischio la stessa sopravvivenza delle comunità cristiane. «Ortodossi e cattolici insieme possono rispondere a queste sfide. Certamente abbiamo ancora differenze di dottrina, ma siamo in grado di lottare insieme per porre fine alla persecuzione dei cristiani». Di qui anche un invito a unire le energie pastorali per contrastare insieme la secolarizzazione della società. «Abbiamo bisogno di mantenere intatto il nostro senso morale, perché — ha detto — solo la legge morale che è stata data da Dio, può costituire la base della nostra unione in nome di un futuro migliore per il nostro popolo e l’intera specie umana». Sulla necessità di vivere continuamente in uno spirito di conversione — come riferisce il sito in rete del patriarcato di Mosca — Cirillo si è poi soffermato a Brasilia nel corso di un rito svoltosi presso la chiesa ortodossa dedicata alla Madre di Dio Odigitria. «La via verso il Signore — ha detto — è sempre difficile. Il Signore ci ha messo in guardia, dicendo che la via che conduce a Lui è un sentiero stretto. La maggior parte delle persone, la gente di oggi, vuole percorrere la via più larga per aver di più, per consumare di più e avere più divertimento. Ma tutto questo ha ben poco a che fare con la felicità umana. Il Signore ci invita a percorrere la via stretta. È difficile, ma è una via di grazia e di luce. E la persona è felice in questa via».
© Osservatore Romano - 25 febbraio 2016