La via dell’amore perfetto
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- Creato: 30 Aprile 2016
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MOSCA, 30. «Come festeggiare la Pasqua in un mondo oppresso dal dolore e dalla sofferenza, soffocato dalle guerre e dai conflitti, pieno di odio e risentimento? Come cantare “con la sua morte ha calpestato la morte e a quanti giacevano nei sepolcri ha donato la vita”, quando la morte continua a essere la più evidente fine della vita terrena di ognuno di noi?». Se lo chiede il patriarca di Mosca, Cirillo, nel messaggio per la Pasqua che gli ortodossi russi celebrano domenica 1° maggio. La Pasqua, scrive, «non abolisce la reale presenza della morte nell’universo, ma il dolore umano e la tragedia della vita terrena sono stati vinti dal Signore Gesù risorto che ha donato a noi, suoi discepoli e seguaci, la speranza invincibile di raggiungere la vita eterna. La morte per noi cristiani non significa più una separazione definitiva, ma un incontro gioioso, l’atteso incontro con Dio». Cirillo ricorda che Cristo, «primizia di coloro che sono morti» (1 Corinzi, 15, 20), ha mostrato all’uomo l’unica via possibile per il superamento del peccato e della morte, ovvero la via dell’amore: «E questo amore siamo chiamati a testimoniare al mondo, prima di tutto con l’esempio della nostra vita, poiché da questo tutti sapranno che siamo discepoli del Signore, se avremo amore gli uni per gli altri (cfr. Giovanni, 13, 35). L’amore, che secondo le parole di san Paolo è il vincolo di perfezione (Colossesi, 3, 14), è la più alta e più grande virtù cristiana. Quando raggiungeremo l’eternità e potremo vedere lo stesso Signore, la nostra fede diventerà conoscenza e la speranza nella salvezza, per la misericordia di Dio, giungerà al compimento. Tuttavia l’amore “non avrà mai fine” (1 Corinzi, 13, 8) e non cambierà». Il primate della Chiesa ortodossa russa cita il santo vescovo Ignatij Brjančaninov: «La perfezione nel cristianesimo consiste nell’a m o re perfetto per il prossimo. Ma cos’è l’amore perfetto?», si chiede ancora il patriarca di Mosca, rispondendo che «è un amore che arriva a essere amore per gli sconosciuti, per chi non ci vuole bene, perfino per i nemici. È un amore di sacrificio, che oltrepassa la comprensione umana perché non rientra nel quadro della logica abituale della nostra vita». Si può raggiungere con lo sforzo ascetico ottenuto dalla grazia di Dio, «la quale ci rende capaci di rispondere all’odio con l’amore, al male col bene. È questo l’amore che Cristo ci ha manifestato, sopportando per la nostra salvezza terribili umiliazioni, la passione della croce e una morte tremenda. In ogni contesto di vita siamo chiamati a ricordare che le forze del male, in realtà, sono illusorie e non così potenti, perché non possono competere con le forze dell’amore e del bene, la cui unica fonte è in Dio. Sforziamoci di ricordare — conclude Cirillo — che la miglior risposta e il miglior antidoto al peccato e alla menzogna è la nostra preghiera sincera che sgorga dalle profondità del cuore, innanzitutto la preghiera comunitaria, che eleviamo in chiesa durante le celebrazioni, in particolare nel sacramento dell’eucarestia» .
© Osservatore Romano - 1 maggio 2016