Due lettere da Aleppo. Dell’arcivescovo Jeanbart
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- Creato: 09 Marzo 2017
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di Andrea Gagliarducci - 08/03/2017Due lettere struggenti, inviate in questi ultimi giorni, mentre Aleppo sembra ormai liberata: le scrive l’arcivescovo Jean Clement Jeanbart, che guida la comunità greco-melchita della città assediata. Matchman News le pubblica di seguito in esclusiva, in una nostra
traduzione in lingua italiana. La prima lancia il progetto “Ritorno”. La seconda si rivolge a quanti vogliono aiutare i cristiani a rimanere in Siria.
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di S.Ecc.Mons. Jean Clement Jeanbart
“Aleppo vi aspetta” è il titolo dato all’appello che abbiamo lanciato ai nostri fedeli partiti all’estero, a causa di questa guerra che semina terrore e miseria nel Paese. Ma, al contempo, questo titolo dimostra che vogliamo impegnarci nel progetto “Ritorno”, alla cui realizzazione lavoriamo da alcuni mesi, con la comparsa dei primi segni di una pacificazione che si spera giunga presto, nei mesi a venire.
Il progetto “Ritorno”, che ha per obiettivo di rispondere energicamente all’esodo – tragico e disastroso fenomeno per le nostre Chiese Apostoliche di Siria – rientra nel quadro dei programmi del movimento “costruire per restare”, fondato circa due anni fa in vista di un ristabilimento dei cristiani presso le proprie abitazioni nei loro Paesi. Questo movimento aveva mosso i suoi primi passi molto bene ed è stato possibile prestare numerosi servizi ai fedeli, dando loro le ragioni per restare e continuare vivere ad Aleppo. Purtroppo, la violenza dei combattimenti e la mancanza di sicurezza – che nel frattempo si è accresciuta – ne hanno spinto un gran numero a cercare, nonostante tutto, di scappare per vivere all’estero.
In questa situazione critica che ci mette alla prova, noi, cristiani di Siria – depositari dell’eredità degli Apostoli, che hanno fatto nascere la nostra Chiesa l’indomani della Pentecoste – ci troviamo di fronte ad una scelta decisiva: lasciar fare e rassegnarci alla fatalità degli avvenimenti che ci capitano o reagire con vigore e resistere con coraggio coi mezzi modesti di cui disponiamo, al fine di mettere un freno a questo dissanguamento, impegnandoci da un lato a dissuadere coloro che vorrebbero partire e dall’altra persuadere coloro che sono già partiti, incoraggiandoli a ritornare. Tutto questo malgrado quanto l’ampiezza di questa impresa, difficile quanto insolita, ci possa costare. Ciò nonostante, abbiamo deciso di accettare la sfida, persuasi che vi siamo tenuti dalla fedeltà che dobbiamo alla nostra missione, in quanto successori degli Apostoli e in quanto il nostro Santo Padre, Papa Francesco I continua ad ogni occasione di raccomandarcelo.
A tal fine, abbiamo cominciato ad organizzare una campagna di sensibilizzazione, che dovrebbe dare ai fedeli le ragioni di credere all’importanza e all’opportunità di continuare a essere presenti nel loro Paese, che malgrado tutte le prove attuali, offre loro di che vivere serenamente, felici e che ha bisogno di loro per risollevarsi. Abbiamo saputo, d’altra parte, che un certo numero di coloro che sono partiti ultimamente non sono molto felici laddove si sono trovati e che non è escluso che possano accettare di rientrare, qualora fossero aiutati a farlo. Fiduciosi nella Provvidenza, abbiamo preso la decisione di impegnarci seriamente in questo compito.
Pensiamo a due categorie di emigrati suscettibili di ritornare: quelli più agiati, che tornerebbero più facilmente, possono farlo senza la nostra assistenza materiale e coloro che sono incerti e con meno mezzi, i quali avrebbero bisogno di essere incoraggiati e aiutati. Per questi ultimi, riteniamo di dovere in un primo tempo offrire loro, se necessario, le spese di viaggio e un minimo di sostegno materiale per vivere degnamente, durante il tempo necessario per trovare un lavoro o un impiego. Oltre all’aiuto umanitario, assicureremo loro, se del caso, le spese scolastiche dei loro figli così come l’assistenza sanitaria. Una soluzione abitativa provvisoria (1 o 2 anni) verrebbe messa a loro disposizione affinché possano ristabilirsi, laddove abbiano dovuto vendere la propria casa per partire.
Per iniziare ci rivolgiamo, ad ‘experimentum’, ad un piccolo numero di famiglie, attendendo che un maggiore numero si renda disponibile. Una ventina di famiglie che ritornino sarebbe già un buon segno e avrebbe delle ripercussioni significative, tanto nel Paese quanto all’estero! Nel Paese, ciò può spingere coloro che meditano di partire a riconsiderare la loro scelta, incoraggiando al contempo chi è già partito a lasciarsi convincere dalla nostalgia che loro stanno a cuore al Paese – che è di nuovo a portata di mano. Pensiamo infine, che a questo scopo un budget di 4.000 dollari sarà sufficiente per permettere a una famiglia di 4 persone di reintegrarsi nel Paese, cosa che secondo noi è ragionevole e ampiamente giustificata per il risultato simbolico prevedibile.
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da S.Ecc.Mons. Jean Clement Jeanbart
Agli amici e a tutti coloro che vogliono aiutare i cristiani di Siria a restare nel Paese che ha visto la Chiesa agli inizi della Sua Missione.
Caro amico,
è perché so che tu credi, come me, all’importanza della presenza cristiana nel Paese dove la Chiesa ha fatto i suoi primi passi e nel cui suolo i cristiani hanno messo le radici; è perché so che credi profondamente, con forza, al prezzo degli sforzi e dei sacrifici indicibili lungo i secoli; è per questo che mi permetto di comunicarti questo appello coraggioso che ho lanciato ai nostri fedeli!
È vero che questo discorso ha l’aria di avere dei propositi inusuali e, probabilmente, rischiosi secondo alcuni, per il fatto di tenere un registro che va contro-corrente rispetto a tutto quello che può apparire come politicamente corretto. È altrettanto vero che qualcuno tra i nostri amici vi vedranno un appello ad una mission impossible, che suoni come un grido nel deserto. Ma ciò detto, bisogna che non ci si dimentichi che la causa per la quale ci spendiamo è di capitale importanza: si tratta della presenza della Chiesa, Viva, nei luoghi stessi dove, duemila anni fa, Ella ha visto la luce! Si tratta di una testimonianza di Fede ineguagliabile, che i cristiani di Siria possono offrire al mondo intero.
Tutti questi motivi mi fanno credere che, il Signore voglia, malgrado tutto, vederci lavorare alla salvaguardia di questa Chiesa-testimone. È ben chiaro per noi che crediamo nella Sua Onnipotenza, che se Egli lo vuole, Egli saprà fare in modo da permetterci di riuscire a condurre tutto questo a termine, a dei risultati, cioè, che vanno ben al di là delle nostre aspettative e dei nostri poveri calcoli umani! Mi torna in mente qui la pesca miracolosa (Lc 5, 4-9), che mi da forza e fiducia in Colui che può tutto, e che non lascia mai isolati e privi di aiuto i suoi orfani.
Spero che comprenderai questo appello in soccorso della Nostra Chiesa che è in difficoltà, e che ti unirai a noi, per porre fine a questo terribile flagello che la minaccia. In questo caso, ti chiedo di pregare per noi. E se vuoi aiutarci con un tuo gesto [materiale], puoi farlo diffondendo questo messaggio ai tuoi amici e alle tue conoscenze (ecclesiastiche o civili), in particolare coloro che sono in condizione di poter fare qualcosa per aiutarci – anche incoraggiando coloro dei nostri che puoi incontrare, suggerendo loro la possibilità di rientrare nel loro Paese. Puoi anche aiutare qualcuno di coloro che decidono di rientrare, oppure consentire a chi non se ne sia andato di avere il minimo indispensabile per resistere alla tentazione di migrare.
Concludendo, chiedo ancora una volta a tutti coloro che vogliono il bene, di fare qualcosa per aiutarci a restare nel nostro Paese.
© http://www.matchman-news.com/due-lettere-aleppo-dellarcivescovo-jeanbart/ 8.3.2017