Lo stesso unico mistero - di GABRIEL QUICKE*
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- Creato: 20 Gennaio 2018
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Durante il suo viaggio apostolico in Egitto, nell’aprile del 2017, Papa Francesco ha ricordato che «sul suolo egiziano trovò rifugio e ospitalità la santa Famiglia: Gesù, Maria e Giuseppe. L’ospitalità data con generosità più di duemila anni fa rimane nella memoria collettiva dell’umanità ed è fonte di abbondanti benedizioni che ancora si estendono». Molti cristiani in Medio oriente si riconoscono in questa situazione di fuga di Gesù, Maria e Giuseppe. Il destino della santa Famiglia è quello di molte famiglie cristiane di tale regione, che, per garantire un futuro ai loro figli, si vedono costrette a fuggire verso luoghi più sicuri, di accoglienza ospitale. Il mondo ha profondamente bisogno di uno spirito di vera ospitalità, di una cultura dell’ascolto con il cuore, di una reale empatia, che ci trasforma in servitori della Parola che dà speranza. I cristiani sono chiamati a convertire il nemico ( hostis ) in ospite ( hospes ), a creare uno spazio libero e accessibile dove la fratellanza possa svilupparsi ed essere pienamente vissuta. Il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ha frequenti contatti con le Chiese di appartenenza di questi cristiani in fuga. I membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali — sotto la copresidenza del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio consiglio, e del metropolita Bishoy di Damiette, della Chiesa ortodossa copta — si sono incontrati a Roma dal 22 al 27 gennaio 2017. I partecipanti hanno approfondito gli aspetti storici, teologici ed ecclesiologici della santa eucaristia celebrata nelle varie Chiese. Il riconoscimento di un patrimonio comune basato sui primi testi liturgici cristiani da cui si sono sviluppate in seguito la teologia e la pratica dell’eucaristia è stato completato da descrizioni di aspetti particolari delle diverse Chiese. Sono stati poi affrontati altri temi, tra cui le questioni pastorali attuali nelle comunità della diaspora, le sfide del secolarismo, il modo di raggiungere le giovani generazioni e la possibilità di un adattamento pastorale delle liturgie tradizionali. Dal 29 gennaio al 5 febbraio 2018 si terrà il quindicesimo incontro della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali in Armenia, presso il catholicossato di Etchmiadzin della Chiesa armena ap ostolica. Dal 1989, due dialoghi paralleli hanno luogo una volta all’anno nello stato indiano di Kerala: uno con la Chiesa sira ortodossa malankarese, l’altro con la Chiesa ortodossa sira malankarese. Questi dialoghi si occupano principalmente di questioni legate a tre tematiche: la storia della Chiesa, l’ecclesiologia e la testimonianza comune. La delegazione cattolica comprende rappresentanti della Santa Sede (monsignor Brian Farrell, segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e chi scrive, officiale del medesimo dicastero) e membri di Chiese di rito diverso: latino, siro-malabarese e cattolico siro-malankarese. Questi dialoghi svolgono un importante ruolo nel rafforzare la collaborazione tra le Chiese a vari livelli — religioso, culturale e sociale — anche per il bene delle popolazioni locali. La Commissione mista per il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa sira ortodossa malankarese ha tenuto il suo ventesimo incontro presso il centro patriarcale di Puthencruz, in Kerala, l’11 dicembre 2017. L’i n c o n t ro era copresieduto da monsignor Farrell e dal metropolita Kuriakose Mar Theophilose, vicario patriarcale in Germania, Svizzera e Austria. Nel corso della riunione si è discusso principalmente delle linee-guida pastorali comuni sui matrimoni misti, dell’ecclesiologia di sant’Efrem, dell’i n t e r p re t a z i o n e cattolica del rapporto tra Chiesa locale e Chiesa universale. Dal 12 al 13 dicembre, presso il monastero Mar Baselios Dayara di Njaliakuzhy, in Kottayam, si è tenuto l’incontro della Commissione mista per il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa sira malankarese, copresieduto da monsignor Farrell e dal metropolita Gabriel Mar Gregorios, presidente del dipartimento per le relazioni ecumeniche della Chiesa ortodossa sira malankarese. Vari punti erano all’ordine del giorno della riunione, tra cui lo studio di due documenti del dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali: Natura, costituzione e missione della Chiesa (Roma, 29 gennaio 2009) e L’esercizio della comunione nella vita della Chiesa primitiva e le sue implicazioni per la nostra ricerca della comunione oggi (Roma, 28 gennaio 2015). Per quanto riguarda invece la Chiesa assira dell’oriente, essa affonda le sue radici storiche nell’attività missionaria della Chiesa primitiva, quando questa si diresse a est, verso la Mesopotamia e l’antica Babilonia, al di fuori dell’imp ero romano. La patria originaria di gran parte dei fedeli assiri è l’attuale Iraq, dove è in corso da anni un sanguinoso conflitto. Esistono comunità anche in India, in Libano, in Siria e in Iran. Ma, a causa di ripetuti periodi di persecuzione, la maggior parte dei credenti assiri è emigrata in Occidente. Oggi la Chiesa assira conta circa 500.000 fedeli e ha diocesi anche in Europa, negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Dopo l’elezione del nuovo catholicos-patriarca, Mar Gewargis III , nel 2015, il sinodo ha confermato il ritorno a Erbil (Iraq) della sede patriarcale, che dal 1940 era stata trasferita a Chicago, negli Stati Uniti. Come molte altre Chiese in Medio oriente, la Chiesa assira dell’oriente è una Chiesa m a r t i re . Molti sono i risultati positivi del dialogo ecumenico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell’oriente. Giovanni Paolo II e il patriarca Mar Dinkha IV f i r m a ro n o una dichiarazione cristologica comune l’11 novembre 1994. La Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell’oriente ha avuto in seguito due altre fasi di dialogo: una sulla teologia sacramentale, l’altra sulla costituzione della Chiesa. La plenaria della commissione mista ha avuto luogo dal 21 al 24 novembre 2017 presso il Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Con questa sessione di lavoro ha preso avvio la terza fase di dialogo, che si incentra sullo studio di tematiche ecclesiologiche. La commissione è copresieduta da sua beatitudine Mar Meelis Zaia, metropolita assiro di Australia, Nuova Zelanda e Libano, e da monsignor Johan Jozef Bonny, vescovo di Anversa. Il 24 novembre, il cardinale Kurt Koch e Mar Meelis Zaia hanno firmato ufficialmente una dichiarazione comune sulla vita sacramentale. Nel documento si legge: «Poiché lo stesso unico mistero è celebrato nelle rispettive tradizioni, le loro diverse caratteristiche e i loro differenti tratti possono essere considerati come importanti elementi di complementarietà all’interno della Chiesa di Cristo». La commissione ha potuto affermare anche: «Dato che i sacramenti sono sacramenti di fede, la Chiesa cattolica e la Chiesa assira dell’oriente sono ora in grado di dichiarare di essere unite anche nella celebrazione della stessa fede “nel Figlio di Dio fattosi uomo cosicché possiamo diventare figli di Dio per la sua grazia”, e nel dispensare lo stesso mistero salvifico, tramite le rispettive tradizioni sacramentali e liturgiche». I membri della commissione hanno presentato la dichiarazione comune sulla vita sacramentale a Papa Francesco quando sono stati ricevuti dal Pontefice nel palazzo apostolico il 24 novembre. Il Santo Padre ha accolto la dichiarazione dicendo: «Con voi rendo grazie al Signore per l’odierna firma della Dichiarazione comune, che sancisce la lieta conclusione della fase riguardante la vita sacramentale. Oggi, pertanto, possiamo guardare con ancor più fiducia al domani e chiedere al Signore che il prosieguo dei vostri lavori contribuisca ad avvicinare quel giorno benedetto e tanto atteso, nel quale avremo la gioia di celebrare allo stesso altare la piena comunione nella Chiesa di Cristo». La firma del documento, che verrà presentato dalla delegazione assira anche a Mar Gewargis III , catholicos-patriarca della Chiesa assira dell’oriente, ha segnato la fine della seconda fase di dialogo tra le due Chiese. La dichiarazione rappresenta un’altra importante tappa sul cammino verso il ripristino della piena comunione. Con il concilio Vaticano II abbiamo riscoperto il battesimo come punto di partenza per avanzare insieme verso la piena unità dei cristiani. Nella dichiarazione comune firmata durante la visita apostolica di Papa Francesco in Egitto, il Santo Padre e il patriarca copto ortodosso Tawadros II hanno affermato che «cercheranno, con tutta sincerità, di non ripetere il battesimo amministrato in una delle nostre Chiese ad alcuno che desideri ascriversi all’altra». La dichiarazione comune contiene un messaggio “dinamico”. La vita della Chiesa, l’ecumenismo è un cammino, un pellegrinaggio compiuto seguendo insieme Cristo nella storia. Ogni nuovo passo verso la piena comunione tra cattolici e copti ortodossi è un dono che viene dalla preghiera di tanti, anche dei nuovi martiri. Essi oggi ripetono per noi la preghiera che Cristo rivolse al Padre, chiedendo l’unità di tutti i suoi: «Che siano una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato». La dichiarazione esprime la volontà sincera di una scelta («cercheranno di non ripetere»), affinché possiamo “r a l l e g r a re ” innanzitutto il cuore di Cristo stesso. E il riconoscimento della nostra condivisione di “un solo battesimo” è visto come un desiderio da realizzare con pazienza e con carità.
*Officiale del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani incaricato per le Chiese ortodosse orientali
© Osservatore Romano - 21 gennaio 2018