Quaresima per la convivenza in Iraq
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- Creato: 18 Febbraio 2018
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BAGHDAD, 17. Fuggire alle tentazioni del successo mondano e perseguire un clima di convivenza e dialogo con la comunità musulmana nella fondata convinzione che i cristiani fanno parte a pieno titolo della storia e della cultura irachena. È l’esortazione contenuta nella lettera per la quaresima del patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako. Una riflessione, diffusa dal sito in rete del patriarcato, che oltre ad accennare alla situazione dei cristiani nel delicato contesto mediorientale, non manca di toccare i tradizionali elementi del cammino spirituale di preparazione alla Pasqua. Di qui l’invito alla pratica del digiuno, che non è un semplice astenersi dal cibo. «Digiunare ogni giorno, eccetto la domenica, partecipare alla messa, pregare per la pace e la stabilità dell’Iraq e di tutta la regione; leggere e meditare la Bibbia giornalmente; compiere azioni di misericordia; non criticare i difetti altrui; ricercare l’unità dei cristiani con cuore aperto e instaurare una convivenza cristiano-islamica con l’amore che Gesù ci ha insegnato», queste le principali indicazioni del patriarca caldeo. Riflettendo sul digiuno nel deserto di Gesù, Sako esorta a limitare l’uso di «cibo e bevande, a porre fine a relazioni illecite e a ogni genere di azioni malvagie, lavorando con grande fiducia, entusiasmo e perseveranza per purificare desideri, ambizioni e praticare l’ascetismo». La quaresima, viene sottolineato, è anche il tempo privilegiato per «dedicarsi alla lettura delle Scritture, al servizio e a prepararsi alla resurrezione di Cristo». Fondamentale viene poi definito il ruolo dei cristiani nella costruzione di una rinnovata casa comune irachena. Nella lettera pastorale il patriarca Sako esorta infatti i battezzati a «riconoscere la loro presenza come parte del tessuto nazionale dell’Iraq, così da fermare il loro declino. I cristiani hanno sempre avuto una presenza storica in questo paese dove hanno un ruolo e un messaggio. Dobbiamo assumerci le nostre responsabilità attraverso un dialogo sincero, con saggezza e visione per rendere efficaci modelli di coesistenza per conseguire pace, stabilità, libertà».
© Osservatore Romano - 18 febbraio 2018