Italia Omelia del Cardinale Leonardo Sandri nella Celebrazione Eucaristica Pontificale per la Solennità di San Bernardo Tolomei, Fondatore – Chiesa Abbaziale di Monte Oliveto Maggiore
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- Creato: 19 Agosto 2018
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Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, su invito dell'Abate Generale della Congregazione Benedettina di Monte Oliveto Maggiore, si è recato presso l'Abbazia Madre di Monte Oliveto Maggiore per celebrare la Solennità del Fondatore, San Bernardo Tolomei. Il Porporato è giunto al monastero nel tardo pomeriggio di sabato 18, accolgo dall'Abate Dom Diego Rosa e dalla comunità monastica, oltre che da numerosi fedeli e dal gruppo degli Oblati del Monastero. Ha presieduto i Primi Vespri solenni presso la Grotta ove si ritirava a pregare il Santo senese, e ha poi condiviso con la comunità monastica la cena e la recita della Veglia Notturna presso la Chiesa Abbaziale. La mattina di domenica 19, dopo le Lodi Solenni in coro, il Cardinale ha accolto i pellegrini senesi della Contrada della Civetta, cui apparteneva il Tolomei, e dopo lo spettacolo degli sbandieratori è stato insignito come tradizione del fazzoletto con Gonfalone della Contrada, come "contradaiolo onorario". E' seguito il Solenne Pontificale, di cui si allega il testo dell'omelia, durante la quale il Cardinale Sandri ha voluto ricordare anch'egli, come il Santo Padre Francesco durante l'Angelus odierno, la dolorosa situazione del Kerala, stato indiano in cui hanno sede le Chiese Arcivescovili Maggiori Siro-Malabarese e Siro-Malankarese, colpito dalle alluvioni con centinaia di vittime e migliaia di sfollati.
Reverendissimo Padre Abate,
Reverendissimi Monaci,
Reverendi Sacerdoti,
Distinte Autorità,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.Celebriamo l’Eucarestia nel giorno del Signore Risorto, la domenica, sperimentando in modo singolare quel mistero della nostra fede che è la comunione dei Santi, invocando in modo speciale l’intercessione di San Bernardo Tolomei, fondatore di questa bella e antica abbazia e della Congregazione Olivetana. Ringrazio per l’invito ad essere presente in mezzo a voi, e mentre vi assicuro la mia preghiera perché siate sempre più gioiosi testimoni e discepoli del santo vostro patrono, chiedo la vostra per tante situazioni di sofferenza che abbiamo davanti ai nostri occhi e nei cuori: le vittime della tragedia di Genova, ma anche le quasi quattrocento vittime delle alluvioni in Kerala, India, terra di antica evangelizzazione sin dall’epoca apostolica, senza dimenticare le sofferenze persistenti in Medio Oriente, in particolare in Siria e in Iraq, qui ricordate dalla presenza del Segretario della Nunziatura apostolica in Libano. Un saluto speciale va ai rappresentanti della contrada della Civetta, a Siena, da cui proveniva san Bernardo Tolomei: seguitene le orme e, ancor più del Pallio, cercate come egli fece la corona che non appasisce e che è preparata per noi nei cieli da Cristo Signore.
2. Ci troviamo in un anno particolare, perché alcune fonti storiche collocano tra la fine del 1318 e l’inizio del 1319, quindi settecento anni fa, la visione della scala, sulla quale San Bernardo Tolomei vide salire, aiutati dagli angeli, monaci vestiti di bianco, attesi da Gesù e Maria. Essa fa eco alla medesima esperienza vissuta da Giacobbe (Genesi 28) e richiamata dallo stesso Gesù all’inizio del Vangelo di Giovanni nel suo dialogo con Natanaele: a lui viene annunciato che “vedrà gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1,47). Questo simbolo, che sin dai padri della Chiesa è stato preso ad immagine sia dell’Incarnazione del Verbo, sia della stessa vita monastica, è in fondo una risposta a quanto gli uomini avevano tentato di fare con la torre di Babele: innalzarsi, voler toccare il cielo, per farsene padroni e non aver più bisogno di Dio. La confusione delle lingue, che porta al fallimento del progetto, non è tanto una punizione divina quanto piuttosto una conseguenza della scelta dell’uomo: mentre mi voglio far grande secondo i criteri del mondo, prima o poi l’altro diventa un ostacolo e non un compagno di fatica, e la sua stessa presenza e il suo parlare mi diventano incomprensibili e inutili. La visione dei cieli aperti e della scala raffigura invece il disegno provvidente di Dio, che decide egli stesso di spalancare il mistero della sua esistenza, con un cammino che culmina in Gesù Cristo: Egli infatti è disceso, perché noi possiamo risalire a quel cielo da cui ci siamo allontanati per la nostra superbia. La vita monastica indicata qui anche da San Bernardo Tolomei non è quindi un’ascesi fine a se stessa o una fuga dal mondo, ma il voler percorrere le orme lasciate sulla scala dall’impronta stessa del Cristo, servo venuto in umiltà dal Padre per la salvezza dell’uomo. E il segno certo che il fondatore e i suoi primi seguaci non stavano cercando una grandezza umana ma la via tracciata da Dio, non è soltanto l’aver abbandonato la città di Siena e l’aver trovato riparo nelle grotte per condurre vita eremitica, ma il passaggio progressivo alla consapevolezza che la via di Dio, che ogni uomo deve cercare nella solitudine del proprio cuore, conduce prima o poi inevitabilmente a costituire una comunità nuova, retta dalla legge evangelica. Questo, lo sappiamo, è ben chiaro nel leggere le prime Costituzioni, ove il Capitolo Generale rimane sempre lo sfondo autentico in cui comprendere e vivere il carisma del fondatore e la strada particolare in cui vivere la regola di San Benedetto. Così si è compiuta in modo singolare in San Bernardo la promessa di Dio ad Abramo che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “farà di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione!”. Come scriveva san Bernardo Tolomei: “Chi per il futuro vuole godere dei beni eterni aderisca a Cristo, che dona con molta liberalità senza umiliare chi riceve: e con costanza in umile proposito, si impegni a rivolgere a così grande Signore se stesso e tutto ciò che ha o che gli capitasse di avere, e ne avrà buona ricompensa. Da’ quello che hai: te e tutto. Te e tutto disponi secondo la sua santissima volontà”.
3. Di questo rendiamo grazie, sapendo che il dono della vostra vita e della vostra testimonianza è ancora più necessario ai giorni nostri: come allora, non solo questa terra, ma l’Italia, l’Europa e forse il mondo sono in continuo litigio e conflitto, e questo sempre secondo una logica mondana: “voglio essere il più grande”. Come nel passato, purtroppo ai nostri giorni sentiamo di scandali grandi anche entro la Chiesa: persino coloro che dovrebbero essere uomini di Dio sono dunque capaci di trasformare per se e per gli altri la scala verso il cielo in uno scivolo verso l’abisso della perdizione! La risposta però allo scandalo l’ha già scritta il Signore, sia vincendo in se stesso, attraverso la sua Morte e Resurrezione, ogni inganno e seduzione di Satana, sia attraverso una chiamata sempre più forte – non per nulla indicataci dal Santo Padre Francesco nella sua ultima Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate – alla santità: ce lo ha ricordato anche san Paolo, nella Lettera ai Filippesi: “Per essere figli di Dio innocenti in mezzo ad una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri del mondo, tenendo salda la parola di vita”.
San Bernardo, che è morto alla periferia di Siena egli pure contagiato dalla peste che aveva colpito i suoi monaci, ci insegni ad unire al silenzio della contemplazione e alla lode di Dio, il servizio della carità, iniziando da quello semplice e quotidiano verso il fratello che abbiamo accanto .
Invochiamo l’intercessione della Tutta Santa Madre di Dio, Maria Santissima, che voi ricordate sempre nel bianco candido della veste che indossate, e di San Bernardo Tolomei vostro padre e fondatore: siano le vostre comunità monastiche dei luoghi di luce e di vita, ove possiate attingere alle sorgenti di acqua viva che sgorgano dal Cristo. Ne ha bisogno la vostra Congregazione, ne ha bisogno la Chiesa, ne abbiamo bisogno tutti noi. Amen.
Reverendissimo Padre Abate,
Reverendissimi Monaci,
Reverendi Sacerdoti,
Distinte Autorità,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1.Celebriamo l’Eucarestia nel giorno del Signore Risorto, la domenica, sperimentando in modo singolare quel mistero della nostra fede che è la comunione dei Santi, invocando in modo speciale l’intercessione di San Bernardo Tolomei, fondatore di questa bella e antica abbazia e della Congregazione Olivetana. Ringrazio per l’invito ad essere presente in mezzo a voi, e mentre vi assicuro la mia preghiera perché siate sempre più gioiosi testimoni e discepoli del santo vostro patrono, chiedo la vostra per tante situazioni di sofferenza che abbiamo davanti ai nostri occhi e nei cuori: le vittime della tragedia di Genova, ma anche le quasi quattrocento vittime delle alluvioni in Kerala, India, terra di antica evangelizzazione sin dall’epoca apostolica, senza dimenticare le sofferenze persistenti in Medio Oriente, in particolare in Siria e in Iraq, qui ricordate dalla presenza del Segretario della Nunziatura apostolica in Libano. Un saluto speciale va ai rappresentanti della contrada della Civetta, a Siena, da cui proveniva san Bernardo Tolomei: seguitene le orme e, ancor più del Pallio, cercate come egli fece la corona che non appasisce e che è preparata per noi nei cieli da Cristo Signore.
2. Ci troviamo in un anno particolare, perché alcune fonti storiche collocano tra la fine del 1318 e l’inizio del 1319, quindi settecento anni fa, la visione della scala, sulla quale San Bernardo Tolomei vide salire, aiutati dagli angeli, monaci vestiti di bianco, attesi da Gesù e Maria. Essa fa eco alla medesima esperienza vissuta da Giacobbe (Genesi 28) e richiamata dallo stesso Gesù all’inizio del Vangelo di Giovanni nel suo dialogo con Natanaele: a lui viene annunciato che “vedrà gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1,47). Questo simbolo, che sin dai padri della Chiesa è stato preso ad immagine sia dell’Incarnazione del Verbo, sia della stessa vita monastica, è in fondo una risposta a quanto gli uomini avevano tentato di fare con la torre di Babele: innalzarsi, voler toccare il cielo, per farsene padroni e non aver più bisogno di Dio. La confusione delle lingue, che porta al fallimento del progetto, non è tanto una punizione divina quanto piuttosto una conseguenza della scelta dell’uomo: mentre mi voglio far grande secondo i criteri del mondo, prima o poi l’altro diventa un ostacolo e non un compagno di fatica, e la sua stessa presenza e il suo parlare mi diventano incomprensibili e inutili. La visione dei cieli aperti e della scala raffigura invece il disegno provvidente di Dio, che decide egli stesso di spalancare il mistero della sua esistenza, con un cammino che culmina in Gesù Cristo: Egli infatti è disceso, perché noi possiamo risalire a quel cielo da cui ci siamo allontanati per la nostra superbia. La vita monastica indicata qui anche da San Bernardo Tolomei non è quindi un’ascesi fine a se stessa o una fuga dal mondo, ma il voler percorrere le orme lasciate sulla scala dall’impronta stessa del Cristo, servo venuto in umiltà dal Padre per la salvezza dell’uomo. E il segno certo che il fondatore e i suoi primi seguaci non stavano cercando una grandezza umana ma la via tracciata da Dio, non è soltanto l’aver abbandonato la città di Siena e l’aver trovato riparo nelle grotte per condurre vita eremitica, ma il passaggio progressivo alla consapevolezza che la via di Dio, che ogni uomo deve cercare nella solitudine del proprio cuore, conduce prima o poi inevitabilmente a costituire una comunità nuova, retta dalla legge evangelica. Questo, lo sappiamo, è ben chiaro nel leggere le prime Costituzioni, ove il Capitolo Generale rimane sempre lo sfondo autentico in cui comprendere e vivere il carisma del fondatore e la strada particolare in cui vivere la regola di San Benedetto. Così si è compiuta in modo singolare in San Bernardo la promessa di Dio ad Abramo che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “farà di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione!”. Come scriveva san Bernardo Tolomei: “Chi per il futuro vuole godere dei beni eterni aderisca a Cristo, che dona con molta liberalità senza umiliare chi riceve: e con costanza in umile proposito, si impegni a rivolgere a così grande Signore se stesso e tutto ciò che ha o che gli capitasse di avere, e ne avrà buona ricompensa. Da’ quello che hai: te e tutto. Te e tutto disponi secondo la sua santissima volontà”.
3. Di questo rendiamo grazie, sapendo che il dono della vostra vita e della vostra testimonianza è ancora più necessario ai giorni nostri: come allora, non solo questa terra, ma l’Italia, l’Europa e forse il mondo sono in continuo litigio e conflitto, e questo sempre secondo una logica mondana: “voglio essere il più grande”. Come nel passato, purtroppo ai nostri giorni sentiamo di scandali grandi anche entro la Chiesa: persino coloro che dovrebbero essere uomini di Dio sono dunque capaci di trasformare per se e per gli altri la scala verso il cielo in uno scivolo verso l’abisso della perdizione! La risposta però allo scandalo l’ha già scritta il Signore, sia vincendo in se stesso, attraverso la sua Morte e Resurrezione, ogni inganno e seduzione di Satana, sia attraverso una chiamata sempre più forte – non per nulla indicataci dal Santo Padre Francesco nella sua ultima Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate – alla santità: ce lo ha ricordato anche san Paolo, nella Lettera ai Filippesi: “Per essere figli di Dio innocenti in mezzo ad una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri del mondo, tenendo salda la parola di vita”.
San Bernardo, che è morto alla periferia di Siena egli pure contagiato dalla peste che aveva colpito i suoi monaci, ci insegni ad unire al silenzio della contemplazione e alla lode di Dio, il servizio della carità, iniziando da quello semplice e quotidiano verso il fratello che abbiamo accanto .
Invochiamo l’intercessione della Tutta Santa Madre di Dio, Maria Santissima, che voi ricordate sempre nel bianco candido della veste che indossate, e di San Bernardo Tolomei vostro padre e fondatore: siano le vostre comunità monastiche dei luoghi di luce e di vita, ove possiate attingere alle sorgenti di acqua viva che sgorgano dal Cristo. Ne ha bisogno la vostra Congregazione, ne ha bisogno la Chiesa, ne abbiamo bisogno tutti noi. Amen.