"No" al battesimo dei bimbi nati con l’utero in affitto
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- Creato: 09 Gennaio 2014
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La maternità surrogata definita "contro natura e moralmente inaccettabile" . "Il bambino - precisa il Santo Sinodo russo - non è responsabile per le azioni dei suoi genitori" . "Il rifiuto corrisponde alla tradizione ortodossa, che richiede il consenso presunto dei battezzati - nel caso del battesimo di un bambino, i suoi genitori e i suoi padrini - in linea con l’insegnamento della Chiesa"
Maria Chiara Biagioni
Un "no" difficile da pronunciare. Ma la Chiesa ortodossa russa ha deciso di affrontare la questione e ha pubblicato un lungo e dettagliato documento sul battesimo dei bambini nati da una maternità surrogata spiegando le ragioni del suo "no" . Il documento è stato adottato dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa che si è riunito a fine anno. La posizione presa ha suscitato dibattiti ed è di oggi una versione francese del testo in cui si può leggere integralmente il documento. È la prima volta che una Chiesa cristiana prende una posizione così esplicita sulla questione. D’altronde la maternità surrogata è una pratica già da tempo largamente diffusa in Russia ed è regolata dalla legislazione in materia. Coppie straniere provenienti da Paesi con legislazioni più restrittive non di rado si recano in Russia per accedere a questa pratica. Da qui anche la ragione per cui la Chiesa russa ha deciso d’interrogarsi sull’atteggiamento pastorale e non solo etico rispetto al fenomeno.
L’utero in affitto. La maternità surrogata è regolamentata dal Codice della famiglia della Federazione Russa all’art. 51: "Le persone che diano il loro consenso in forma scritta all’impianto dell’embrione nell’utero di un’altra donna al fine di portarne avanti la gravidanza possono essere registrate in qualità di genitori del bambino solo previo consenso della donna che lo partorisca (la madre surrogata)" . Nella sola Mosca sono presenti diverse agenzie di maternità surrogata che si assumono la responsabilità di assicurarsi che tutte le fasi della procedura siano condotte in conformità con quanto prescritto nel contratto stipulato tra i genitori biologici e la madre surrogata. Nel documento della Chiesa ortodossa russa - dopo aver elencato i principi base su cui si fondano il matrimonio, la procreazione e l’educazione dei figli - si dedica un intero paragrafo al "problema serio" della sterilità e si ribadisce che la Chiesa considera come "ammissibile in quanto mezzo di assistenza medica alle coppie senza figli, la fecondazione artificiale da cellule germinali del marito (se questa non è seguita dalla distruzione di ovuli fecondati)" . Ma riguardo alla maternità surrogata, il no è netto: la si definisce "contro natura e moralmente inaccettabile" nonché "umiliante per la dignità umana della donna, il cui corpo, in questo caso, è considerato come una sorta d’incubatore" . Una pratica - aggiunge il Santo Sinodo russo - che ha "conseguenze negative" per tutti: per la madre biologica che è privata della gravidanza; per la madre "surrogata" che è poi "costretta a separarsi dal bambino" ; "per il bambino stesso, che, invece di una madre intera ne ha due parziali, o meglio nessuna" e, infine, per la società nella quale "si sta perdendo il concetto di famiglia" . La condanna è ancora più forte quando si considerano i risvolti degli interessi economici che stanno dietro a queste pratiche.
Il battesimo. Si arriva così alla delicata questione del battesimo di un bambino nato da madre surrogata. Il Santo Sinodo chiarisce subito che "il bambino non è responsabile per le azioni dei suoi genitori e non è colpevole del fatto che la sua nascita sia stata associata a una tecnologia riproduttiva condannata dalla Chiesa. D’altra parte - si legge nel documento - la responsabilità dell’educazione cristiana del bambino è responsabilità dei genitori e dei padrini" . La questione, quindi, si gioca tutta sulla consapevolezza da parte dei genitori e dei padrini di aver compiuto un atto (la maternità surrogata) contraria all’insegnamento della Chiesa e sul loro "pentimento" . Pertanto, "il rifiuto di battezzare il bambino corrisponde alla tradizione ortodossa, che richiede il consenso presunto dei battezzati - nel caso del battesimo di un bambino, i suoi genitori e i suoi padrini - in linea con l’insegnamento della Chiesa. Tale rifiuto avrà anche un significato pastorale in quanto la società avrà dalla Chiesa un chiaro segnale che la pratica di maternità surrogata è da un punto di vista cristiano inaccettabile" . La via di uscita, pertanto, sta nelle mani degli stessi genitori: il bambino, cioè, può essere battezzato nel caso i suoi genitori "si rendono conto che, da un punto di vista cristiano, una tale tecnologia di riproduzione è moralmente riprovevole" . Solo in questo caso la Chiesa può assicurarsi che un bambino battezzato sia cresciuto secondo la fede ortodossa e la morale cristiana. Fin qui, il Patriarcato russo che ha aperto una dibattito sicuramente destinato a proseguire.
© www.agensir.it - 8 gennaio 2014
Maria Chiara BiagioniUn "no" difficile da pronunciare. Ma la Chiesa ortodossa russa ha deciso di affrontare la questione e ha pubblicato un lungo e dettagliato documento sul battesimo dei bambini nati da una maternità surrogata spiegando le ragioni del suo "no" . Il documento è stato adottato dal Santo Sinodo della Chiesa ortodossa russa che si è riunito a fine anno. La posizione presa ha suscitato dibattiti ed è di oggi una versione francese del testo in cui si può leggere integralmente il documento. È la prima volta che una Chiesa cristiana prende una posizione così esplicita sulla questione. D’altronde la maternità surrogata è una pratica già da tempo largamente diffusa in Russia ed è regolata dalla legislazione in materia. Coppie straniere provenienti da Paesi con legislazioni più restrittive non di rado si recano in Russia per accedere a questa pratica. Da qui anche la ragione per cui la Chiesa russa ha deciso d’interrogarsi sull’atteggiamento pastorale e non solo etico rispetto al fenomeno.
L’utero in affitto. La maternità surrogata è regolamentata dal Codice della famiglia della Federazione Russa all’art. 51: "Le persone che diano il loro consenso in forma scritta all’impianto dell’embrione nell’utero di un’altra donna al fine di portarne avanti la gravidanza possono essere registrate in qualità di genitori del bambino solo previo consenso della donna che lo partorisca (la madre surrogata)" . Nella sola Mosca sono presenti diverse agenzie di maternità surrogata che si assumono la responsabilità di assicurarsi che tutte le fasi della procedura siano condotte in conformità con quanto prescritto nel contratto stipulato tra i genitori biologici e la madre surrogata. Nel documento della Chiesa ortodossa russa - dopo aver elencato i principi base su cui si fondano il matrimonio, la procreazione e l’educazione dei figli - si dedica un intero paragrafo al "problema serio" della sterilità e si ribadisce che la Chiesa considera come "ammissibile in quanto mezzo di assistenza medica alle coppie senza figli, la fecondazione artificiale da cellule germinali del marito (se questa non è seguita dalla distruzione di ovuli fecondati)" . Ma riguardo alla maternità surrogata, il no è netto: la si definisce "contro natura e moralmente inaccettabile" nonché "umiliante per la dignità umana della donna, il cui corpo, in questo caso, è considerato come una sorta d’incubatore" . Una pratica - aggiunge il Santo Sinodo russo - che ha "conseguenze negative" per tutti: per la madre biologica che è privata della gravidanza; per la madre "surrogata" che è poi "costretta a separarsi dal bambino" ; "per il bambino stesso, che, invece di una madre intera ne ha due parziali, o meglio nessuna" e, infine, per la società nella quale "si sta perdendo il concetto di famiglia" . La condanna è ancora più forte quando si considerano i risvolti degli interessi economici che stanno dietro a queste pratiche.
Il battesimo. Si arriva così alla delicata questione del battesimo di un bambino nato da madre surrogata. Il Santo Sinodo chiarisce subito che "il bambino non è responsabile per le azioni dei suoi genitori e non è colpevole del fatto che la sua nascita sia stata associata a una tecnologia riproduttiva condannata dalla Chiesa. D’altra parte - si legge nel documento - la responsabilità dell’educazione cristiana del bambino è responsabilità dei genitori e dei padrini" . La questione, quindi, si gioca tutta sulla consapevolezza da parte dei genitori e dei padrini di aver compiuto un atto (la maternità surrogata) contraria all’insegnamento della Chiesa e sul loro "pentimento" . Pertanto, "il rifiuto di battezzare il bambino corrisponde alla tradizione ortodossa, che richiede il consenso presunto dei battezzati - nel caso del battesimo di un bambino, i suoi genitori e i suoi padrini - in linea con l’insegnamento della Chiesa. Tale rifiuto avrà anche un significato pastorale in quanto la società avrà dalla Chiesa un chiaro segnale che la pratica di maternità surrogata è da un punto di vista cristiano inaccettabile" . La via di uscita, pertanto, sta nelle mani degli stessi genitori: il bambino, cioè, può essere battezzato nel caso i suoi genitori "si rendono conto che, da un punto di vista cristiano, una tale tecnologia di riproduzione è moralmente riprovevole" . Solo in questo caso la Chiesa può assicurarsi che un bambino battezzato sia cresciuto secondo la fede ortodossa e la morale cristiana. Fin qui, il Patriarcato russo che ha aperto una dibattito sicuramente destinato a proseguire.
© www.agensir.it - 8 gennaio 2014