Per la pace dalla parte del popolo ucraino

Sviatoslav Shevchuk-5KIEV, 27. Le Chiese e le comunità religiose d’Ucraina hanno offerto la loro mediazione tra il Governo e le forze dell’opposizione per evitare ulteriori spargimenti di sangue in un Paese sull’orlo della guerra civile. Il presidente Viktor Janukovyč — secondo quanto riferisce l’agenzia Risu — ha incontrato gli esponenti del Consiglio delle Chiese e delle organizzazioni religiose dell’Ucraina. Tra questi, il capo del sinodo della Chiesa ucraina greco-cattolica, l’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, che ha espresso profonda preoccupazione per la piega sempre più violenta che hanno assunto le proteste di piazza. Il presule ha ribadito che «la Chiesa è stata e sarà sempre dalla parte del popolo» e ha lamentato le difficoltà incontrate dai sacerdoti nel portare assistenza spirituale ai manifestanti, ricordando che la loro presenza «è stata fondamentale per placare gli animi e cercare di mantenere il carattere pacifico delle proteste». In questo senso, il presule ha ricordato di avere aperto «le nostre chiese a quanti sono nel bisogno» e che i sacerdoti hanno rivelato esserci molti feriti che evitano di farsi ricoverare in ospedale per paura di essere identificati dalle autorità. Interpellato dai giornalisti sull’esito dell’incontro, il presule ha dichiarato che saranno i fatti a dimostrare le vere intenzioni del presidente Janukovyč. Nei giorni scorsi l’a rc i v e s c o v o maggiore di Kyiv-Halyč e i rappresentanti di tutte le Chiese e le organizzazioni religiose del Paese avevano già rivolto un appello a fermare gli scontri di piazza delle ultime settimane e a intavolare un dialogo costruttivo tra Governo e manifestanti. «Le Chiese e le organizzazioni religiose in Ucraina — è il testo della dichiarazione — condannano le azioni violente che stanno conducendo all’escalation del conflitto. Oggi, le autorità e l’opposizione e gli attivisti della società civile dovrebbero fermare la violenza e avviare negoziati. Tutte le parti devono riconoscere la loro responsabilità per il mantenimento di uno Stato ucraino unificato e iniziare un dialogo costruttivo per affrontare la crisi socio-politica». Di qui, anche l’esortazione a proteggere l’integrità territoriale e a respingere ogni idea di divisione. Dopo aver ricordato i sanguinosi scontri di Kiev e il fatto che l’i n t e ro Paese sia «sull’orlo della guerra civile» i leader religiosi hanno sottolineato come «sia necessario dimostrare amore fraterno per i concittadini, nonostante la loro origine, la loro lingua o religione. L’incitamento all’odio a causa delle differenze etniche e religiose è inaccettabile». In questa prospettiva, hanno aggiunto, «noi, membri del Consiglio delle Chiese e delle organizzazioni religiose, rappresentanti delle diverse affiliazioni etniche, religiose e confessionali, incoraggiamo tutti i cittadini a pregare per l’unità, la comprensione, la pace e un futuro dignitoso per il popolo ucraino. Siamo pronti a contribuire all’inizio di un dialogo costruttivo». In precedenza, lo stesso arcivescovo maggiore si era rivolto alle autorità ucraine e ai cittadini sottolineando che la «violenza non è mai stata il mezzo attraverso cui costruire uno Stato libero e indipendente». E, ha invocato: «In nome di Dio, fermate gli spargimenti di sangue».

© Osservatore Romano - 27-28 gennaio 2014