Rinnovamento spirituale per dare un futuro ai giovani della Bosnia ed Erzegovina

sarajevo-burnSARAJEVO, 25. Oltre a una povertà economica sempre più grande, in Bosnia ed Erzegovina è presente, così come hanno dimostrato le proteste contro gli organi di potere, «un’altra povertà, più problematica: si tratta della povertà di spirito». Questa povertà «si è resa palese nell’inammissibile comportamento» di alcuni vandali, così come nell’atteggiamento «confuso di quanti dirigono il Paese e che sono responsabili della tutela della vita umana e della proprietà di ogni individuo e di tutti i cittadini».
È questa l’analisi che la Commissione «Iustitia et Pax» della Conferenza episcopale della Bosnia ed Erzegovina ha fatto della situazione nel Paese dopo le violente proteste che nelle scorse settimane hanno interessato in particolare le città di Sarajevo, Tuzla, Kakanj, Mostar, Fojnica e Zenica. «Già da diversi giorni — si legge in una dichiarazione diffusa dal sito EuroCathInfo — siamo testimoni degli sfortunati, ma non inattesi, eventi che hanno sconvolto molte città della Bosnia ed Erzegovina. I cittadini hanno protestato prima di tutto per la drammatica e difficile situazione sociale, ma anche contro il modo con cui questo Governo è organizzato e condotto». Una situazione che già in passato la commissione aveva più volte denunciato avvertendo la mancanza da parte politica di «adeguati programmi sociali per superare le difficoltà». La commissione sottolinea che le cause del disagio vanno ricercate soprattutto nel «profondo divario sociale» esistente all’interno della popolazione. A questa drammatica situazione, si sottolinea nella dichiarazione, non hanno però corrisposto iniziative politiche adeguate. Anzi, viene sottolineato quanto sia «deplorevole constatare come i rappresentanti locali del potere, pur con un adeguato sostegno da parte della comunità internazionale, siano giunti fino alla rissa per risolvere la difficile situazione sociale del Paese. È dolorosa e profondamente disumana la strumentalizzazione politica della frustrazione, in gran parte giustificata, della maggior parte dei cittadini, soprattutto dei giovani, che in questa Bosnia ed Erzegovina, purtroppo, non vedono il loro futuro». Nella dichiarazione — che porta la firma del vescovo di Banja Luka, Franjo Komarica, presidente della commissione «Iustitia et Pax» — si esprime poi solidarietà a quanti sono «costretti a vivere, e non per loro colpa, in un modo che non è degno per l’uomo». Ma allo stesso tempo viene espressa ferma condanna nei confronti di «ogni tipo di vandalismo e ogni forma di minaccia», come pure nei confronti di atti che hanno portato alla distruzione della proprietà comune nonché di qualsiasi «manipolazione delle masse scontente, soprattutto dei giovani». Per questo, si afferma nel documento, senza un «fondamentale rinnovamento dello spirito non sarà possibile sanare l’attuale situazione, apparentemente senza speranza». L’invito è perciò rivolto innanzitutto ai politici perché comincino «finalmente a prendersi cura del bene comune di tutti i cittadini, così come di un più sicuro e stabile futuro di questo Paese». E questo attraverso una giusta distribuzione dei beni materiali e una maggiore solidarietà. Infatti, viene ricordato al termine della dichiarazione citando il profeta Isaia, «la pace è opera della giustizia».

© Osservatore Romano - 26 febbraio 2014