In Ucraina la Chiesa è con la gente
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- Creato: 14 Marzo 2014
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PARIGI, 14. In piazza Maidan «abbiamo scoperto e vissuto un ecumenismo e un dialogo interreligioso autentici. Adesso, dobbiamo trasformare questa spiritualità da aiuto reciproco e rispetto fraterno in pacifica cooperazione»: in un’intervista pubblicata sul sito della Conferenza episcopale francese, il vescovo di Saint Vladimir-Le-Grand de Paris degli Ucraini Bizantini, Borys Gudziak, descrive l’attuale situazione in Ucraina e le sfide che attendono la Chiesa greco-cattolica in questo Paese. Sfide che non possono non tenere conto delle divisioni in seno all’ortodossia locale: «Esiste un conflitto acuto fra la Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Mosca e la Chiesa ortodossa ucraina del patriarcato di Kiev», spiega il presule, il quale tuttavia non esclude che proprio gli ultimi drammatici avvenimenti possano aver creato le condizioni per un avvicinamento fra le parti. Gudziak sottolinea la grande fiducia di cui gode la Chiesa in Ucraina: «Vari studi sociologici hanno mostrato che le istituzioni del Paese hanno perso credibilità agli occhi della gente, ma non la Chiesa, che resta pienamente coinvolta e integrata nella vita della società civile». Il vescovo ricorda come le Chiese ucraine abbiano preso parte alle vicende di Maidan sia a livello personale che istituzionale: «La tenda-cappella è stata eretta e benedetta il 4 dicembre 2013 e numerosi preti erano in piazza durante gli attacchi dei poliziotti antisommossa; alcuni si sono interposti per proteggere i manifestanti, altri hanno recitato preghiere per i defunti e dato l’assoluzione ai morenti. Il 20 febbraio 2014 la tenda-cappella è stata incendiata ma qualche giorno dopo i sacerdoti ne hanno installato una nuova». Monsignor Gudziak mette in evidenza l’unità dei responsabili delle Chiese ucraine, e anche dei leader ebraici e musulmani, nell’esprimere la necessità del dialogo e di fermare le violenze. «È importante sottolineare — afferma — che la Chiesa è a fianco della popolazione. In tal senso ha parlato con una sola voce, ritrovando la missione che le era propria nel Medioevo, ovvero la protezione fisica delle persone». A Kiev il monastero di San Michele dalle Cupole dorate ha dato asilo agli studenti inseguiti dai poliziotti e molte chiese sono divenute rifugio per i manifestanti od ospedali da campo. In tale panorama, la Chiesa greco-cattolica ucraina riveste un ruolo importante. Quasi annientata durante il periodo sovietico e sopravvissuta nella clandestinità dal 1946 al 1989 (anno in cui erano rimasti soltanto trecento sacerdoti con un’età media di 70 anni), oggi può contare su più di tremila preti, molti dei quali giovani. «Siamo sempre in una fase di ricostruzione», osserva Gudziak, ma «l’Ucraina ha bisogno anche di noi» per far intendere la sua voce.
© Osservatore Romano - 15 marzo 2014