Se il concilio parte in salita
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- Creato: 03 Maggio 2014
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BALAMAND, 3. Si complica, e non poco, il cammino verso il concilio pan-ortodosso previsto nel 2016 a Istanbul. Martedì scorso il sinodo del patriarcato greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, riunitosi in sessione straordinaria a Balamand, in Libano, sotto la presidenza di Giovanni X, ha deciso di interrompere la comunione con il patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme a causa della mancata soluzione di una controversia che si trascina dal 4 marzo 2013, da quando cioè il patriarcato di Gerusalemme ha proceduto all’elezione dell’archimandrita Makarios ad “arcivescovo del Qatar”, con la conseguente creazione di una nuova diocesi. Questo territorio — si legge nel comunicato diffuso il 29 aprile al termine del sinodo — «fa parte della giurisdizione dell’arcidiocesi di Baghdad, Kuwait, Penisola arabica e sue dipendenze, la quale dipende dalla giurisdizione canonica del patriarcato di Antiochia». Fin dall’inizio, quindi, l’iniziativa del patriarcato di Gerusalemme è stata considerata come «un’a g g re s -sione alle frontiere canoniche del patriarcato di Antiochia». Adesso, visto che i passi diplomatici finora compiuti dal patriarca Giovanni X non hanno portato al ripristino della situazione antecedente, il sinodo ha deciso di «chiedere al patriarca di Antiochia di non menzionare più il patriarca di Gerusalemme nei dittici», ovvero nella lista dei nomi dei capi delle Chiese ortodosse autocefale che sono in comunione fra loro e che sono commemorati reciprocamente dai responsabili delle Chiese a ogni divina liturgia. Inoltre, il sinodo ha chiesto a Giovanni X di scrivere ai capi delle Chiese ortodosse autocefale sorelle per informarli di questa decisione, sollecitandoli ad agire per la soluzione di una crisi «le cui conseguenze — si legge nel comunicato — comp ortano un impedimento della testimonianza dell’unità ortodossa». Conseguenze che rischiano di avere effettivi negativi sullo stesso concilio pan-ortodosso, sia per il peso delle parti in causa (Gerusalemme e Antiochia sono con Alessandria e Costantinopoli i patriarcati ortodossi più antichi) sia per il rischio di rendere di fatto nulle le sue decisioni, dovendo essere prese all’unanimità da tutte le Chiese autocefale. Il 21 giugno 2013, al termine di una riunione tra il patriarcato di Antiochia e il patriarcato di Gerusalemme, svoltasi al ministero degli Affari esteri greco alla presenza di una delegazione del patriarcato ecumenico, era stato sottoscritto un accordo che stabiliva il ritorno alla situazione antecedente l’o rd i n a z i o n e episcopale e lo studio di forme relative alla presenza pastorale del patriarcato di Gerusalemme in Qatar. Di tale intesa — riferisce il patriarcato di Antiochia — G e ru s a l e m m e non avrebbe tenuto alcun conto, «proseguendo nella sua aggressione, nonostante le mediazioni intrap re s e » . Il 29 febbraio 2014, con una lettera, il patriarca di Gerusalemme, Teofilo III, ha ribadito l’allegazione che la Siria e l’Arabia fanno parte della giurisdizione del patriarcato di Gerusalemme. È anche per questo che il 9 marzo Giovanni Xnon ha firmato la dichiarazione finale della sinassi delle Chiese ortodosse autocefale svoltasi al Fanar (quando è stata decisa la data del concilio pan-ortodosso) e non ha partecipato alla divina liturgia in occasione della Domenica dell’ortodossia.
© Osservatore Romano - 4 maggio 2014