Se in Siria ci riscoprissimo fratelli
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- Creato: 23 Agosto 2014
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DAMASCO, 23. «Preghiamo affinché tutti, qui nel Medio Oriente, ebrei, musulmani e cristiani, possano riscoprire la bellezza del sentirsi fratelli. Nella tradizione araba quando una persona parla con un’altra che non conosce usa l’appellativo di fratello. Torniamo a fare nostra un’usanza così importante»: parole di Gregorios III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, che esprime così la sua soddisfazione per il tema — «Non più schiavi, ma fratelli» — della prossima Giornata mondiale della pace. Una scelta, quella fatta da Papa Francesco, che per il patriarca interpella in modo particolare la Siria e tutti quei Paesi che nella regione sono segnati da violenza e guerre che sembrano non avere fine. «Il nostro — ha dichiarato il presule all’agenzia Sir, riferendosi alla situazione siriana — è un Paese diviso da una guerra portata da fuori. Faccio appello a tutto il mondo arabo affinché si adoperi a fare fronte al fondamentalismo che distrugge ogni dignità umana fino a renderla schiava, annienta ogni tradizione millenaria di convivenza e tolleranza creando una dittatura della violenza e dell’abuso. Speriamo che dal tema di questa Giornata possa riprendere con slancio l’impegno a garantire a tutti diritti, pace e convivenza». Ma c’è un’urgenza che va affrontata subito, dice senza mezzi termini il patriarca grec0-melkita: «Fermare la violenza dell’Isil per salvare vite umane, permettere loro di restare a pieno titolo nelle loro terre, nelle loro case. Con altri patriarchi siamo andati in Iraq, a Erbil, per portare la nostra solidarietà a tutte quelle persone, non solo cristiane, scacciate dai jihadisti dell’Isil. Abbiamo visto nei loro occhi le umiliazioni subite e le violenze cui hanno assistito». In questa prospettiva, aggiunge, «tutte le persone di buona volontà, di ogni fede e religione, devono unire le loro forze per rivendicare la base del diritto e della libertà, della tolleranza e della condivisione». Se necessario anche difendendosi dagli attacchi fondamentalisti. «Non si tratta — specifica sua beatitudine Laham — di istituire delle milizie anche cristiane. È un’idea che abbiamo sempre rifuggito», ma di organizzare squadre di sentinelle «che vigilino notte e giorno sui villaggi meno difesi e più isolati, che possano dare l’allarme in tempo in caso di attacco improvviso da parte dei fondamentalisti armati in modo incredibile, e chiamare le forze preposte alla difesa del popolo, donne e bambini in modo particolare. Serve dare sicurezza e pace alle popolazioni perché non perdano per sempre la speranza diventando schiavi di pochi violenti».
© Osservatore Romano - 24 agosto 2014