Il patriarca di Babilonia dei Caldei scrive a sacerdoti e religiosi della diaspora

luis-raphael-sakoBAGHDAD, 24. È un invito a riscoprire «la gioia assoluta del servizio del Vangelo». Il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, scrive ai sacerdoti e ai religiosi caldei della diaspora per richiamarli in patria, dove di giorno in giorno, soprattutto di fronte all’avanzare delle violenze e alle persecuzioni dei miliziani fondamentalisti dello Stato islamico, si fanno sempre più pressanti le urgenze pastorali. Il messaggio, pubblicato sul sito in rete del patriarcato, è rivolto in special modo a coloro che, nel recente passato, hanno lasciato il Paese senza però aver chiesto e ottenuto il necessario consenso dei propri superiori.
Nel testo, il patriarca caldeo ricorda, appunto, lo stretto legame esistente tra vocazione sacerdotale e religiosa e la «gioia» che deriva dal «servizio del Vangelo». Un legame strettissimo che occorre riscoprire ogni giorno. E, proprio in forza di ciò, ricorda che, per la loro condizione, i sacerdoti e i monaci non possono decidere «dove servire, come servire e chi servire», operando scelte in chiave individualistica, senza dare conto a nessuno delle proprie decisioni. «Dobbiamo vivere e morire nel luogo dove Dio ci chiama», ripete il patriarca. Inoltre — aggiunge — sacerdoti e religiosi non devono avere altra aspirazione che servire i fratelli seguendo Cristo, anche accettando di portare la croce, quando ciò viene richiesto dalle circostanze. Per questo nessuno può abbandonare la propria diocesi o la propria comunità religiosa senza l’approvazione formale del vescovo o del proprio superiore, secondo quanto è stato ribadito anche in occasione del sinodo dei vescovi caldei tenutosi nel giugno 2013. Già in quell’occasione, infatti, per mettere un freno a un fenomeno diffusosi negli ultimi anni, il sinodo aveva stabilito che nessun sacerdote possa spostare la sua residenza da una diocesi all’altra senza il consenso dei rispettivi vescovi. Adesso, soprattutto dopo i tragici eventi che nel nord iracheno hanno coinvolto decine di migliaia di cristiani costretti ad abbandonare le proprie case davanti all’avanzata dei jihadisti dello Stato islamico, il patriarca richiama perciò tutti i sacerdoti e i religiosi caldei che hanno lasciato l’Iraq, trasferendosi presso le comunità della diaspora caldea sparse nel mondo, a rientrare, entro un mese, nel proprio Paese e a mettersi al servizio di chi si trova maggiormente nel bisogno. Proprio per venire incontro alle necessità delle comunità cristiane irachene duramente provate dalla violenza persecutoria scatenata dagli estremisti, la presidenza della Conferenza episcopale italiana ha nel frattempo deliberato lo stanziamento di un milione di euro. La somma — viene reso noto — è stata prelevata dai fondi dell’otto per mille e affidata alla nunziatura di Baghdad.

© Osservatore Romano - 25 settembre 2014