La pace del perdono
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- Creato: 15 Luglio 2015
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di EGIDIO PICUCCI
Dopo sei anni la festa di san Pietro ad Antiochia è stata celebrata nel suo “ambiente naturale”, la Grotta a lui dedicata e posta sulla parte occidentale del monte Stauris, alla presenza di una folla particolarmente numerosa e interessata anche ad ammirare i restauri di cui, per tutto questo tempo, si è fatto un gran parlare in città. Nel segno dell’ecumenismo, che ad Antiochia ha radici profonde e risale addirittura ai tempi apostolici, la Parola di Dio è stata proclamata insieme a rappresentanti del patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, guidati dal vescovo Kostantin. Da parte cattolica c’era il cappuccino Marco Dondi, delegato arcivescovile, insieme ai parroci di Mersin e di Iskenderun, cittadine non lontane da Antiochia e nelle quali la presenza cattolica è particolarmente numerosa e vivace. Erano presenti anche un pastore protestante e il capo della comunità ebraica locale. Il tema proposto quest’anno, «La Pace viene dal perdono», non solo ha incontrato il favore di tutti — anche perché a soli cinquanta chilometri da Antiochia, in Siria, c’è chi uccide “in nome di Dio” — ma ha coinvolto tutte le autorità locali, a cominciare dal sindaco, Lütfü Savas, musulmano, che alla fine della cerimonia ha recitato una preghiera, invitando tutti a rispondere “amen”. La St Pierre Bayrami (festa di san Pietro) è stata animata dal coro delle Civiltà di Antiochia — ne fanno parte cristiani, ebrei, musulmani, aloiti e armeni — applaudito da diverse centinaia di cristiani della città e dei villaggi vicini, nonché da quelli provenienti da Iskenderun, Adana e Mersin. Agli immancabili inconvenienti derivati dalla rimandata ultimazione dei lavori (come la mancanza dell’energia elettrica), ha rimediato il Comune, che ha messo a disposizione un grosso generatore con il quale è stato alimentato anche l’impianto di amplificazione. Sempre il Comune — la festa ha una particolare risonanza in tutta la città e nei villaggi vicini — ha messo a disposizione le sedie, la banda per l’inno nazionale turco e alcuni autobus, mentre il prefetto ha inviato un messaggio pubblicato dalla stampa lo cale. La tradizionale concelebrazione eucaristica si è tenuta in un secondo momento, nel giardino della missione cattolica. È stata presieduta dal delegato dell’a rc i v e s c o v o , presenti tutti i sacerdoti greco-ortodossi della città. Tutto si è concluso poi nella chiesa greco-ortodossa sotto la presidenza del vescovo Kosta, abate del monastero di Sant’Elia a Beirut e inviato del patriarca di Antiochia Giovanni X, e di tutti i sacerdoti della zona con i loro giovani. Ancora una volta da Antiochia è partito un appello agli uomini di buona volontà alla concordia e al rispetto vicendevole con la preghiera al Dio della pace e dell’amore, insieme agli apostoli Pietro e Paolo, perché i seguaci di tutte le religioni siano sempre e ovunque operatori di pace. Come sempre, i giornali cittadini (una decina) hanno dato ampio spazio alle notizie sulla festa, pubblicando anche una serie di fotografie che ne hanno sottolineato gli aspetti più significativi.
© Osservatore Romano - 16 luglio 2015
Dopo sei anni la festa di san Pietro ad Antiochia è stata celebrata nel suo “ambiente naturale”, la Grotta a lui dedicata e posta sulla parte occidentale del monte Stauris, alla presenza di una folla particolarmente numerosa e interessata anche ad ammirare i restauri di cui, per tutto questo tempo, si è fatto un gran parlare in città. Nel segno dell’ecumenismo, che ad Antiochia ha radici profonde e risale addirittura ai tempi apostolici, la Parola di Dio è stata proclamata insieme a rappresentanti del patriarcato greco-ortodosso di Antiochia, guidati dal vescovo Kostantin. Da parte cattolica c’era il cappuccino Marco Dondi, delegato arcivescovile, insieme ai parroci di Mersin e di Iskenderun, cittadine non lontane da Antiochia e nelle quali la presenza cattolica è particolarmente numerosa e vivace. Erano presenti anche un pastore protestante e il capo della comunità ebraica locale. Il tema proposto quest’anno, «La Pace viene dal perdono», non solo ha incontrato il favore di tutti — anche perché a soli cinquanta chilometri da Antiochia, in Siria, c’è chi uccide “in nome di Dio” — ma ha coinvolto tutte le autorità locali, a cominciare dal sindaco, Lütfü Savas, musulmano, che alla fine della cerimonia ha recitato una preghiera, invitando tutti a rispondere “amen”. La St Pierre Bayrami (festa di san Pietro) è stata animata dal coro delle Civiltà di Antiochia — ne fanno parte cristiani, ebrei, musulmani, aloiti e armeni — applaudito da diverse centinaia di cristiani della città e dei villaggi vicini, nonché da quelli provenienti da Iskenderun, Adana e Mersin. Agli immancabili inconvenienti derivati dalla rimandata ultimazione dei lavori (come la mancanza dell’energia elettrica), ha rimediato il Comune, che ha messo a disposizione un grosso generatore con il quale è stato alimentato anche l’impianto di amplificazione. Sempre il Comune — la festa ha una particolare risonanza in tutta la città e nei villaggi vicini — ha messo a disposizione le sedie, la banda per l’inno nazionale turco e alcuni autobus, mentre il prefetto ha inviato un messaggio pubblicato dalla stampa lo cale. La tradizionale concelebrazione eucaristica si è tenuta in un secondo momento, nel giardino della missione cattolica. È stata presieduta dal delegato dell’a rc i v e s c o v o , presenti tutti i sacerdoti greco-ortodossi della città. Tutto si è concluso poi nella chiesa greco-ortodossa sotto la presidenza del vescovo Kosta, abate del monastero di Sant’Elia a Beirut e inviato del patriarca di Antiochia Giovanni X, e di tutti i sacerdoti della zona con i loro giovani. Ancora una volta da Antiochia è partito un appello agli uomini di buona volontà alla concordia e al rispetto vicendevole con la preghiera al Dio della pace e dell’amore, insieme agli apostoli Pietro e Paolo, perché i seguaci di tutte le religioni siano sempre e ovunque operatori di pace. Come sempre, i giornali cittadini (una decina) hanno dato ampio spazio alle notizie sulla festa, pubblicando anche una serie di fotografie che ne hanno sottolineato gli aspetti più significativi.© Osservatore Romano - 16 luglio 2015