Documentario sul Carmelo del Pater Noster a Gerusalemme
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- Creato: 26 Novembre 2015
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di CRISTIANA DOBNER Lontane sono le radici della fondazione del Carmelo del Pater Noster, eretto sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme: nel 1875 Aurelia de Bossi, principessa della Tour d’Auvergne e la carmelitana del Carmelo di Lisieux, madre Saveria del Cuore di Gesù, si incontrarono e si compresero. Nel suo rientro in Francia, dopo nove anni trascorsi nel Carmelo di Saigon, madre Saveria visitò Gerusalemme e fu colpita dal Monte degli Ulivi.
«Che panorama magnifico! Da un lato la città di Gerusalemme, dall’altro il Mar Morto, la strada di Betania e Betfage. Accanto, a destra il luogo dell’Ascensione, a sinistra quello della predicazione, detto del Pater. Ai piedi della montagna, la grotta dell’agonia nel giardino del Getsemani, il torrente Cedron, la piscina di Siloe. Sarebbe molto bello potervi costruire un Carmelo». Gesù tante volte, se seguiamo la narrazione dei Vangeli, passò in questo luogo e posò il suo sguardo su Gerusalemme. La principessa, che aveva investito tutta la sua fortuna per ridare vita al luogo tradizionalmente detto del Pater, alla Grotta, alla cappella e al primo chiostro del monastero, affidò tutto a madre Saveria che, da parte sua, reclutò nel Carmelo di Carpentras le prime carmelitane disposte a vivere in un luogo così ricco di tradizione ebraica, cristiana e musulmana. Il film di Eddy Vicken e Yvon Bertorello, Le Carmel du Pater Noster à Jérusalem, realizzato quest’anno con la collaborazione di Kto, ha raccolto la testimonianza di vita della comunità cosmopolita che vive in questo luogo unico al mondo, e sente la propria vocazione, nutrita di silenzio ed eremitismo, come quella biblica descritta dal profeta: «Sulle tue mura, Gerusalemme, ho posto sentinelle; per tutto il giorno e tutta la notte non taceranno mai» (Isaia, 62, 6). La Grotta del Pater richiama ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutti i Paesi e appartenenti a diverse fedi religiose, che vi possono innalzare la preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli nella loro lingua, seguendo la versione dell’evangelista Matteo. Infatti, ben 173 piastrelle di ceramica si susseguono sulle pareti del chiostro ed esprimono la coralità universale dell’antica preghiera, consegnata non solo a coloro che desiderano seguire Gesù ma a tutte le persone che si aprono al mistero di Dio che vuole incontrare l’umanità. Al centro della vita comunitaria delle sorelle carmelitane risplende proprio questa preghiera, in cui tutte e diciassette — appartenenti a ben otto nazioni: Francia, Corea, Brasile, Rwanda, Libano, Madagascar, Stati Uniti e Palestina — si ritrovano unite nella lode al Padre della misericordia, il cui volto è stato svelato e annunciato dal figlio Gesù. L’esperienza carmelitana quotidiana conosce la grande battaglia sferrata con le armi della luce, la presenza eucaristica e la parola. Una battaglia che si svolge in un luogo geografico preciso dove la pace è sempre a rischio ma anche luogo teologico ed esperienziale cui attingere per donare a ogni fratello e sorella la silente testimonianza che Dio esiste e che qui il suo figlio ha insegnato a invocarlo. Tutto questo traspare dalle semplici e trasparenti parole delle sorelle carmelitane che hanno consegnato la loro testimonianza personale di scoperta del volto del Padre e la loro comunione amorosa che, nell’alchimia della grazia, diventa luce per tutto il mondo e tutta la Chiesa. Con sapiente regia, alcune monache si alternano raccontando la loro esperienza di vita giovanile, la scoperta della fede e la percezione della chiamata a una vita eremitica ma insieme condivisa dalla comunità intera, come quella proposta da Teresa di Gesù. Emerge anche la reazione delle loro famiglie e del loro ambiente, in una comunicazione che non sottolinea il proprio ruolo ma quello dello Spirito che guida e conduce. Le riprese, artistiche e suggestive, dell’interno del monastero non appaiono sguardi indiscreti o scrutatori, quanto piuttosto una sorta di onda, cui abbandonarsi per seguire la giornata della comunità carmelitana, dai suoi momenti di preghiera a quelli del lavoro, pur sempre oranti e vissuti in trasparente gioia. Il giardino dell’Eleona, inaugurato nel 2012, è uno spazio orante che il Carmelo del Pater vuole offrire a tutti i pellegrini per sostarvi in preghiera, con la celebrazione della messa oppure semplicemente per lasciarsi immergere nella Città Santa e prendere coscienza che proprio qui, a Gerusalemme, i popoli stanno già salendo ma ancora saliranno, fino al momento in cui tutta la storia sarà consegnata dal figlio nelle mani del padre. Le sentinelle carmelitane sono testimoni, con il loro silenzio gioioso e fedele, dell’importanza dell’apertura del cuore a quel Dio con cui la nostra società, rumorosa e sempre costretta da ritmi frenetici, non riesce a sintonizzarsi. È un richiamo a costruire la pace non distruggendo e abbattendo, non imperando con la violenza ma ritrovando quella dimensione di mitezza e di accoglienza che Gesù predicò con la sua stessa vita. Da questo monte, narra il Midrash , proviene il ramoscello d’ulivo che la colomba riportò all’arca di Noè quando cessò il diluvio: segno di pace, invocata e supplicata. Su questo monte Davide si prostrò in preghiera davanti a Dio, piangendo con la testa velata. La sorella araba, che vive da più di sessant’anni nel Carmelo del Pater, incarna il carisma di Teresa di Gesù, cioè il dono della vita intera orante per la Chiesa e l’umanità. Vivere a Gerusalemme, centro religioso monoteista del mondo, significa pulsare veramente nel cuore della Chiesa, proprio là dove la Chiesa è nata e nella diocesi dove è nato lo stesso Ordine del Carmelo, per rivivere il mistero dell’incarnazione e della redenzione. In questo convento si vive in comunità, con gioia e fedeltà, il messaggio del Padre Nostro, l’esperienza della paternità di Dio che apre alla fraternità nel Cristo, nel desiderio di essere segno profetico per tutti coloro che camminano verso la terra promessa, la Gerusalemme terrestre e la Gerusalemme celeste.
© Osservatore Romano - 27 novembre 2015