Natale essenziale
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- Creato: 23 Dicembre 2015
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Lo aveva chiesto il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, che nel pomeriggio della vigilia, dopo una tappa al monastero di Mar Elias, giungerà in processione a Betlemme, dove prima della messa di mezzanotte presiederà il rito di apertura della porta santa nella basilica delle Natività. Rito che il 27 dicembre verrà poi ripetuto a Nazaret, nella basilica dell’Annunciazione. «La situazione attuale — ha scritto infatti Twal nel suo messaggio natalizio — ci suggerisce di limitare gli aspetti più appariscenti delle celebrazioni a favore di un approfondimento del loro significato spirituale ». Da qui l’invito a ogni parrocchia «a spegnere per 5 minuti le luci dell’albero di Natale, in segno di solidarietà con tutte le vittime della violenza e del terrorismo» e la decisione di celebrare la messa di Natale «per le vittime e i loro familiari, perché possano riprendere coraggio e aver parte della gioia e della pace del Natale». Un messaggio quello di Twal che è stato anche l’o ccasione per tornare a esprimere dolore per «la nostra amata Terra santa presa nel circolo infernale e sanguinoso della violenza. Siamo stanchi di questo conflitto e di vedere la Terra santa insanguinata». Il clima cupo della sofferenza per il conflitto israelo-palestinese ha fatto anche da inevitabile cornice alla visita che domenica scorsa, sempre il patriarca Twal ha compiuto nella Striscia di Gaza per l’apertura della porta santa nella parrocchia dedicata alla Sacra Famiglia. Qui la piccola comunità cristiana locale — c i rc a 1300 persone — si prepara alle festività con la nostalgia di tempi non lontani, in cui ancora era permesso celebrare il Natale in pubblico. «Non è facile essere cristiani a Gaza », lamenta un esponente della comunità, Zuheir Michael Jawadat, per il quale «l’atmosfera non è gradevole. Hamas non autorizza più celebrazioni natalizie in spazi pubblici ». In passato per Natale i cristiani della Striscia di Gaza si raccoglievano al suono di una banda in una delle piazze centrali, dove esponevano un grande albero addobbato. In questi giorni invece a Gaza non si avverte alcuna atmosfera di festa, fatta eccezione per i pupazzi di Babbo Natale reperibili nei negozi di giocattoli. Le relazioni con i dirigenti di Hamas vengono considerate buone, ma «il timore maggiore — aggiunge — riguarda i salafiti, che potrebbero compiere attacchi isolati». Per rincuorare la comunità, come ogni anno in occasione del Natale, si è svolta la visita del patriarca Twal, che insieme al vescovo vicario patriarcale per Israele, Giacinto- Boulos Marcuzzo, e ad alcuni sacerdoti di Gerusalemme e dei Territori Palestinesi, ha partecipato alla festa natalizia dei bambini che ha avuto luogo nei locali polifunzionali della parrocchia, inaugurati di recente. Twal — come riferisce l’agenzia Ansa — ha voluto incontrare anche gli anziani, quanti cioè sono rimasti soli dopo che i figli si sono visti costretti a cercare fortuna altrove. Tra gli argomenti affrontati anche quelli dei permessi — quest’anno saranno seicento — rilasciati ai cristiani residenti nella Striscia di Gaza per consentire loro di visitare i luoghi santi, a cominciare da quelli situati a Betlemme, in occasione delle festività natalizie. Tali permessi vengono spesso negati ai maschi di età compresa fra i 16 e i 35 anni. Di conseguenza le famiglie sono costrette a scegliere se separarsi e festeggiare in luoghi diversi, oppure restare riunite a Gaza. Il patriarca ha cercato comunque di indurre i fedeli alla speranza: «Sappiamo che l’anno che si conclude ha avuto molti aspetti negativi. Ci sono state violenza, fame, dolore. Speriamo però che l’anno che viene sia davvero nuovo, con giustizia ed eguaglianza». A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione per un sensibile calo dei pellegrinaggi in Terra santa, che, come è noto, spesso costituiscono un insostituibile sostegno, morale e anche economico, per la sopravvivenza della comunità cristiana locale. La Custodia di Terra santa ha proprio in questi giorni diffuso un rapporto, contenente i dati del 2015 provenienti dal Franciscan Pilgrim Office di Gerusalemme. Prendendo come riferimento il santuario di Cafarnao — l’unico che attualmente è in grado di calcolare con precisione il numero dei visitatori — si può desumere un sensibile calo: dai 674.000 del 2014, che pure non era stato un anno positivo, ai 481.000 del 2015. Tra gli spunti positivi, l’aumento definito «esponenziale» del “p ellegrinaggio v e rd e ”, cioè di coloro che arrivano a piedi sull’onda dell’esperienza in Spagna del cammino di Santiago de Compostela.
© Osservatore Romano - 23 dicembre 2015