Ponti di amicizia per costruire la pace
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- Creato: 30 Marzo 2016
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Nel documento si invita a riflettere sul mistero di quella «tristezza gioiosa», emblematica del cammino di preparazione alla Pasqua, che caratterizza la condizione dell’umanità in attesa della resurrezione promessa da Cristo. «La sofferenza dell’uomo e l’agonia — si legge nel messaggio — vengono trasformate in gioia grazie alla Croce di Cristo, in cui le realtà umane e quelle divine si incontrano e dalla quale Gesù trionfa sulla morte e sulla sofferenza. La tomba vuota, qui a Gerusalemme, rappresenta allora l’incarnazione della speranza divina per tutto il creato». Un evento di salvezza, «non destinato esclusivamente a una razza, a un popolo o una nazione », che «ci invita a considerare con compassione e misericordia la sofferenza e il dolore di moltissime persone nel mondo». Cosa che, viene sottolineato, «non si riesce a fare costruendo muri di alienazione, di intolleranza o di respingimento». Il mondo «ha piuttosto bisogno di costruire dei ponti grazie ai quali la comprensione, l’amicizia e l’accoglienza possano diventare una realtà a favore di chi patisce, e per coloro la cui dignità è offesa e che sono esposti a grandi sofferenze». Di qui l’appello in favore dei milioni di rifugiati e per le vittime della violenza, della intolleranza e della discriminazione: «Noi preghiamo che la potenza della luce sfolgorante della Pasqua possa brillare in tutti questi luoghi e faccia aprire gli occhi e i cuori del mondo intero su queste realtà». L’annuncio gioioso della Pasqua non può, inoltre, non avere un significato tutto particolare per la martoriata terra che custodisce i luoghi di Gesù: «La città di Gerusalemme in quanto città della resurrezione è la città della speranza per la Terra santa e per il mondo intero. Oggi, la nostra speranza è quella di una pace giusta per il popolo di Terra santa e per tutto il Medio oriente. La città di Gerusalemme merita di vivere in pace divenendo una città in cui il popolo di Dio viva insieme e rispetti ogni essere umano».
© Osservatore Romano - 31 marzo 2016