Gerusalemme, la Palestina chiede alla Santa Sede di alzare la voce
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- Creato: 16 Febbraio 2018
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Il ministro degli Esteri, Riyad al-Maliki, da Parolin e Gallagher: una conferenza di tutte le Chiese cristiane per convincere israeliani e statunitensi a tornare sulla decisione di Trump.I ripetuti appelli del Papa e della Segreteria di Stato dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato di voler spostare l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme non sono stati sufficienti «per convincere gli israeliani a non fare attacchi e pressioni sulle Chiese locali», ad esempio con la recente decisione di innalzare le tasse. E per convincere Trump «a tornare sulla propria decisione», e per questo lo Stato palestinese ritiene che «la voce cristiana» – non quella «evangelica» che sostiene l’inquilino della Casa Bianca – «debba essere ascoltata di più». Ne è convinto il ministro degli Esteri palestinese, Riyad al-Maliki, che ha incontrato giovedì il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin e il monsignore, “ministro degli Esteri”, Paul Richard Gallagher per sottolineare «il legame cristiano» della Città Santa e proporre alla Santa Sede di promuovere una «conferenza» con le Chiese della regione e del mondo per esprimere la loro preoccupazione per la mossa di Trump e le sue implicazioni «sulla stabilità e la pace nella regione». In questo colloquio con un gruppo di giornalisti, il responsabile della diplomazia palestinese racconta cosa è emerso nel suo incontro con i responsabili della diplomazia vaticana.
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