Consacrata dal vescovo ausiliare Shomali la chiesa dei frati cappuccini a Gerusalemme

chiesa-cappuccini-a-gerusalemmeGERUSALEMME, 6. «La dedicazione di una chiesa è sempre una festa, la festa della comunità che vi si raduna; la festa di questa casa di preghiere è anche la festa di ognuno di noi, perché ci ricorda che noi stessi siamo, con la forza del battesimo, abitazione di Dio e tempio dello Spirito santo». Lo ha detto il vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, William Hanna Shomali, nell’omelia pronunciata domenica scorsa, festa della Presentazione del Signore, in occasione della liturgia di consacrazione della chiesa dei frati cappuccini, che sorge nel cuore dei quartieri ebraici di Gerusalemme e che fa parte del centro di spiritualità «Io sono la luce del mondo».
E «Io sono la luce del mondo» è il nome appunto della nuova chiesa. Gerusalemme — ha affermato il presule — «non è solo la città in cui abitiamo: è ogni casa del Signore, anzi è questa casa del Signore, in cui ci troviamo e che desideriamo dedicare come luogo di culto. In questa casa abita il Signore con il suo popolo. Qui Egli parla al suo popolo. Qui dà la salvezza a quelli che invocano il Suo nome». Monsignor Shomali si è soffermato su due aspetti: l’abitare del Signore in mezzo al suo popolo e la salvezza, motivo di questo suo abitare. Un «senso di meraviglia dovrebbe essere nostro ogni volta che entriamo in una chiesa dove c’è la presenza eucaristica di Cristo. La presenza di Dio in mezzo al suo popolo ha preso tante forme e tanti modi; ciò significa quanto creativo è il Signore perché si adatta alle esigenze reali e al contesto storico nel quale vive il suo popolo. All’inizio, quando il suo popolo fuggiva davanti al faraone, la Sua presenza fu significata dalla nube che camminava davanti a loro; poi, nel deserto, dalla tenda e dall’arca dell’alleanza. Piu tardi, arrivati alla terra promessa, il Signore era presente nel tempio di Gerusalemme. Questo tempio è diventato il luogo per eccellenza della preghiera, dell’ascolto e del perdono». Il motivo dell’abitare del Signore — ha concluso — «è la nostra salvezza. Questa casa è luogo di salvezza. Qui tanti verranno a invocare il Signore, ad ascoltarlo e a nutrirsi della sua Parola. Qui tanti verranno a lodare e cantare la lode del Signore, attingeranno forza per il loro cammino».

© Osservatore Romano - 7 febbraio 2014