Quanto conta la dimensione spirituale
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- Creato: 20 Febbraio 2014
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GERUSALEMME, 20. «Non possiamo pretendere di trovare una soluzione senza tener conto della dimensione spirituale di questa terra. Si tratta di una Terra Santa, come indica il nome, e abbiamo bisogno di gesti concreti per avanzare verso la pace». Lo ha detto il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, incontrando lunedì scorso Shaun Casey, a capo dell’Ufficio delle iniziative confessionali comunitarie, istituito dal segretario di Stato statunitense John Kerry nel mese di agosto 2013 con la missione di rinnovare e rafforzare il ruolo delle comunità religiose nella politica estera degli Stati Uniti. Durante il colloquio — si legge in un comunicato diffuso sul sito on line del patriarcato — Twal ha ribadito la sua visione di una pace reciproca per i due popoli e le tre confessioni presenti, mentre Casey ha spiegato quanto John Kerry sia cosciente della forza della fede nel processo di pace e quanto sia attento alle preoccupazioni dei cristiani di Terra Santa. Il patriarca di Gerusalemme dei Latini ha tenuto a precisare che «difendere i palestinesi non significa essere contro Israele», invitando a «operare con coraggio per una pace autentica, visibile, duratura per entrambe le parti, una pace che vale bene qualche sacrificio». Ha poi spiegato che occorre «distruggere i muri dell’odio, dell’ignoranza, della paura e dell’arroganza che si trovano nei cuori degli uomini». La buona volontà delle due parti è decisiva nel processo di pace, ha aggiunto il patriarca, ricordando che esso deve svolgersi in un clima di «reciprocità» e che Gerusalemme deve rimanere «una città aperta per due popoli e tre religioni». Dal canto suo Casey, il quale spera di gettare le prime basi di un futuro accordo entro pochi mesi, ha detto che ci si deve rendere conto «di quanto la pace sarebbe benefica non solamente per i diritti umani ma anche economicamente per entrambe le parti». Nel colloquio a Gerusalemme si è parlato anche della visita che Papa Francesco effettuerà in Terra Santa dal 24 al 26 maggio. Un viaggio che suscita grandi speranze. Il patriarca ha sottolineato che il Pontefice viene innanzitutto «come un uomo di preghiera» e «per confermare il popolo cristiano, minoritario in Terra Santa, nella fede, lo spirito ecumenico e la dimensione interreligiosa. Tutto il mondo avrà gli occhi puntati su di noi attraverso i media e ne siamo felici perché crediamo nel potere della preghiera», ha concluso Fouad Twal. «Quel che è certo è che la presa di parola del Papa durante il suo prossimo viaggio sarà importante per aiutare i due popoli a muoversi in direzione della pace», ha aggiunto Shaun Casey.© Osservatore Romano - 21 febbraio 2014