A difesa dei cristiani in Terra Santa
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- Creato: 08 Maggio 2014
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GERUSALEMME, 8. Una conferenza stampa del patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, presso la parrocchia di San Giuseppe ad Haifa, e una manifestazione organizzata dall’Interreligious Coordinating Council in Israel (Icci) davanti alla residenza del primo ministro israeliano, a Gerusalemme, per chiedere di porre fine agli attacchi perpetrati contro i cristiani nei luoghi santi e di preghiera, in particolare al fenomeno delle scritte vandaliche chiamato Tag Mekhir oPrice Tag. Sono le due iniziative decise per il pomeriggio di domenica 11 maggio dal patriarcato di Gerusalemme dei Latini (eventi che faranno da contorno alla processione in onore di Nostra Signora del Carmelo ad Haifa) per rispondere alla recente ondata di fanatismo e di intimidazione contro i cristiani in Terra Santa. L’ultima minaccia è datata lunedì 5 quando, davanti agli uffici dell’Assemblea dei vescovi a Nostra Signora di Gerusalemme, è comparsa la scritta, sormontata dalla stella di Davide, «Morte agli arabi, ai cristiani e a tutti quelli che odiano Israele». Ciò che rende l’episodio «ancora più esplicito e grave» — si legge in un comunicato diffuso sul sito in rete del patriarcato — è il luogo in cui tale scritta è stata tracciata: davanti agli uffici dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, su una colonna esterna del Centro Nostra Signora di Gerusalemme, davanti alla Porta Nuova, nel cuore della città. Il centro, si sottolinea, è di proprietà della Santa Sede e «questa provocazione arriva due settimane prima della visita di Papa Francesco in Terra Santa e a G e ru s a l e m m e » . Gli atti di vandalismo e soprattutto le minacce di morte anticristiane della settimana scorsa in Galilea hanno suscitato grande emozione e manifestazioni di solidarietà: «Io e i miei collaboratori — ha dichiarato il vescovo ausiliare Giacinto-Boulos Marcuzzo, vicario patriarcale per Israele — siamo rimasti letteralmente “prigionieri” nel salone del vicariato patriarcale a Nazareth dove si susseguivano incessantemente le visite di persone e gruppi, di ogni appartenenza religiosa, musulmani, drusi, cristiani di tutte le confessioni, centri accademici e associazioni di dialogo ebraici». Ma accanto a tanta solidarietà, si osserva nel comunicato, c’è una nota stonata: «A parte la visita legata all’indagine della polizia locale, nessun gesto di solidarietà e di condanna è arrivato dal fronte politico israeliano». I vescovi testimoniano la preoccupazione dei fedeli cattolici per la mancanza di sicurezza e per l’assenza di reazione da parte dei politici, e temono un’escalation della violenza: «Il terrorismo è cominciato, tempo fa, con dei graffiti, poi è passato a bucare i pneumatici delle automobili, a vari atti di vandalismo e di profanazione di proprietà o di simboli cristiani. Davanti all’assenza o alla debolezza dell’azione penale, i vandali sono arrivati ormai alle minacce personali». I rappresentanti di tutte le Chiese in Terra Santa si preparano per questo a una serie di iniziative tese a informare l’opinione pubblica locale e internazionale e a mettere le autorità e gli addetti all’ordine davanti alle loro responsabilità.© Osservatore Romano - 9 maggio 2014