La presidenza della Cei in Terra santa
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- Creato: 03 Novembre 2014
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GERUSALEMME, 3. I membri della presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) sono da domenica sera in Terra santa per una visita di due giorni, su invito del patriarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal. La delegazione è composta dal cardinale presidente Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, dai tre vice-presidenti — il cardinale arcivescovo di Perugia Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, l’a rc i v e s c o v o di Torino, Cesare Nosiglia, e il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo — e dal segretario generale, Nunzio Galantino, vescovo di Cassano all’Jonio. Questa mattina si sono recati nella Striscia di Gaza per visitare i quartieri distrutti, l’ospedale giordano e la scuola del patriarcato latino; nella chiesa di San Porfirio incontreranno il vescovo ortodosso Alexios e, dopo aver celebrato la messa presso la parrocchia della Sacra Famiglia, in serata si intratterranno con le famiglie cristiane della comunità. Domani, martedì 4, saranno a Sderot, città nel distretto sud di Israele, distante un chilometro dalla Striscia e spesso fatta oggetto di lanci di razzi. In serata, è previsto il rientro in Italia.
«La visita — spiega monsignor Galantino che dal 13 al 16 ottobre ha incontrato i profughi nel Kurdistan iracheno — si muove nell’orizzonte delle attenzioni manifestate dall’episcopato italiano per il Medio oriente. All’imp egno solidale per la pace e la convivenza tra i popoli, si unisce la volontà di esprimere nei fatti la nostra vicinanza ai cristiani costretti dai conflitti e dalla persecuzione a lasciare le loro case: un esodo che impoverisce tutti, facendo venir meno la presenza della Chiesa proprio nella terra da cui il Vangelo si è irradiato». Venerdì scorso, preoccupato per il rapido deterioramento della situazione a Gerusalemme, il patriarca Twal ha lanciato un appello per un rapido ritorno alla calma e per la ricerca di soluzioni efficaci tese a preservare «la santità di questa città tre volte santa». Dopo il conflitto a Gaza — scrive sua beatitudine nel comunicato — «Gerusalemme non ha riacquistato un’atmosfera tranquilla e serena. Gli omicidi codardi di israeliani e palestinesi continuano, colpendo a volte uomini, donne e bambini innocenti. Queste azioni illegali e pericolose per la città e i suoi dintorni sono una minaccia su larga scala e spingono alla radicalizzazione di molti individui. Gerusalemme è una città “tre volte” santa. Nessun’altra città al mondo può pretendere di avere un carattere tale di sacralità. Pellegrini ebrei, cristiani e musulmani vengono qui a cercare Dio. Questa città, un simbolo di pace per milioni di credenti in tutto il mondo, diventa un luogo pericoloso fra fiamme e odio. Per questo motivo, più che altrove, si dovrebbe ripristinare la pace e la sicurezza per i residenti e i pellegrini». Twal invita tutti coloro che amano Gerusalemme a mobilitarsi con la preghiera, «perché si ridia a questa città la sua vocazione di città santa e di pace e non di violenza». Sulla situazione in Terra santa, in particolare sui pellegrinaggi di fedeli egiziani a Gerusalemme, si registra una dichiarazione del patriarca della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II , il quale ha spiegato — riferisce l’agenzia Fides — che la posizione «rimane invariata» rispetto a quanto era stato stabilito dal precedente patriarca, Shenuda III . Resta cioè in vigore l’indicazione di non visitare la città santa, indicazione che decadrà quando potranno entrare liberamente a Gerusalemme anche i «fratelli musulmani» della nazione egiziana. Il patriarca ha poi accennato con soddisfazione alla crescente collaborazione tra le Chiese in Egitto e l’Università al-Azhar, principale centro di insegnamento dell’islam sunnita.
© Osservatore Romano - 3-4 novembre 2014
«La visita — spiega monsignor Galantino che dal 13 al 16 ottobre ha incontrato i profughi nel Kurdistan iracheno — si muove nell’orizzonte delle attenzioni manifestate dall’episcopato italiano per il Medio oriente. All’imp egno solidale per la pace e la convivenza tra i popoli, si unisce la volontà di esprimere nei fatti la nostra vicinanza ai cristiani costretti dai conflitti e dalla persecuzione a lasciare le loro case: un esodo che impoverisce tutti, facendo venir meno la presenza della Chiesa proprio nella terra da cui il Vangelo si è irradiato». Venerdì scorso, preoccupato per il rapido deterioramento della situazione a Gerusalemme, il patriarca Twal ha lanciato un appello per un rapido ritorno alla calma e per la ricerca di soluzioni efficaci tese a preservare «la santità di questa città tre volte santa». Dopo il conflitto a Gaza — scrive sua beatitudine nel comunicato — «Gerusalemme non ha riacquistato un’atmosfera tranquilla e serena. Gli omicidi codardi di israeliani e palestinesi continuano, colpendo a volte uomini, donne e bambini innocenti. Queste azioni illegali e pericolose per la città e i suoi dintorni sono una minaccia su larga scala e spingono alla radicalizzazione di molti individui. Gerusalemme è una città “tre volte” santa. Nessun’altra città al mondo può pretendere di avere un carattere tale di sacralità. Pellegrini ebrei, cristiani e musulmani vengono qui a cercare Dio. Questa città, un simbolo di pace per milioni di credenti in tutto il mondo, diventa un luogo pericoloso fra fiamme e odio. Per questo motivo, più che altrove, si dovrebbe ripristinare la pace e la sicurezza per i residenti e i pellegrini». Twal invita tutti coloro che amano Gerusalemme a mobilitarsi con la preghiera, «perché si ridia a questa città la sua vocazione di città santa e di pace e non di violenza». Sulla situazione in Terra santa, in particolare sui pellegrinaggi di fedeli egiziani a Gerusalemme, si registra una dichiarazione del patriarca della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II , il quale ha spiegato — riferisce l’agenzia Fides — che la posizione «rimane invariata» rispetto a quanto era stato stabilito dal precedente patriarca, Shenuda III . Resta cioè in vigore l’indicazione di non visitare la città santa, indicazione che decadrà quando potranno entrare liberamente a Gerusalemme anche i «fratelli musulmani» della nazione egiziana. Il patriarca ha poi accennato con soddisfazione alla crescente collaborazione tra le Chiese in Egitto e l’Università al-Azhar, principale centro di insegnamento dell’islam sunnita.
© Osservatore Romano - 3-4 novembre 2014