Attesa per la beatificazione di Marie Alphonsine Ghattas e di Mariam Bawardi

Marie de Jesus cruxifie 193x300GERUSALEMME, 8. «Io credo che non solo i cristiani ma anche i musulmani e gli ebrei possono gioire che due persone del nostro Paese hanno accesso al più alto grado di giustizia umana, sapienza spirituale ed esperienza mistica di Dio. Sono modelli per tutti e intercedono per ciascuno di loro». Parole di William Hanna Shomali, ausiliare e vicario generale del patriarcato di Gerusalemme dei Latini, il quale incontrando i giornalisti presso il Christian Media Center, ha presentato le iniziative che preparano, accompagneranno e seguiranno la canonizzazione, in programma a Roma il 17 maggio, delle due beate palestinesi madre Marie Alphonsine Ghattas e la carmelitana Mariam Bawardi.
Nel suo discorso, diffuso integralmente dal sito in rete del patriarcato, il presule si è interrogato sull’importanza di un simile evento per la tormentata regione: «Che cosa significa per noi, popolo della suor marie alphonsineTerra santa: arabi ed ebrei, palestinesi, giordani o israeliani, cristiani o musulmani?». In primo luogo, monsignor Shomali ha rilevato come la canonizzazione significhi «che la nostra Terra santa offre ancora dei santi e continua a essere una Terra santa non solo per i suoi luoghi santi, ma anche perché è la terra di persone buone che ci vivono». E richiamando brevemente il profilo biografico delle due religiose, ha sottolineato come esse abbiano vissuto «in tempi difficili e di estrema povertà» sotto l’imp ero ottomano. «Hanno sofferto malattie, fame e sete e ogni mancanza di comfort. Ma perseverarono, erano pazienti, umili, e, soprattutto, amavano Dio e il prossimo in un modo straordinario». Le due religiose si incontrarono a Betlemme intorno al 1875. Una era carmelitana contemplativa: «Ha usato parole toccanti per parlare della misericordia di Dio. La nostra ammirazione è ancora maggiore perché sappiamo che era quasi analfabeta». L’altra era più attiva, fondatrice della congregazione delle suore del Santo Rosario: «Ha aperto le prime scuole per le ragazze nei villaggi che visitava: Salt, Zababdeh, Beit Sahour e Giaffa di Nazareth. Ha difeso le donne e le ha aiutate a ottenere l’accesso alla cultura e all’istruzione». Entrambe hanno vissuto «in Palestina prima della sua divisione. Non hanno sperimentato il conflitto arabo-israeliano. Sono sicuro che conoscono la situazione dal cielo e intercedono per la pace e la riconciliazione». E, intercedendo per la Terra santa, «non fanno alcuna separazione tra cristiani e non cristiani». Insomma, «i palestinesi possono essere orgogliosi di queste due sante», ha detto monsignor Shomali, il quale ha anche annunciato che il presidente Mahmūd Abbās sarà presente a Roma alla celebrazione di canonizzazione. In preparazione alla messa in cui le due religiose saranno proclamate sante da Papa Francesco, già sabato 9 maggio tutte le parrocchie e i conventi cattolici di Terra santa si apriranno per ospitare messe e veglie di preghiera. Dopo la canonizzazione, il programma prevede celebrazioni di ringraziamento in varie città e villaggi della Terra santa, dalla liturgia in programma a Ramallah il 30 maggio fino alla messa di ringraziamento che sarà celebrata a Haifa, nel monastero di Sant’Elia, il prossimo 17 ottobre.

© Osservatore Romano - 09 maggio 2015