Impegno per la pace dei cristiani di Terra santa

dialogo interreligioso 15GERUSALEMME, 26. «Trasformare una casa comune in famiglia attraverso il dialogo»: ecco la vera “sfida” che tutti sono chiamati ad affrontare in Terra santa. È quanto sostiene l’arcivescovo Giuseppe Lazzarotto, nunzio apostolico in Israele e in Cipro e delegato apostolico in Gerusalemme e Palestina, il quale, attraverso un comunicato della fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre, ha commentato il recente incendio appiccato alla chiesa di Tabgha, sul lago di Tiberiade, che ricorda il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
«Sono atti che ci amareggiano profondamente perché — ha spiegato — pur non essendo condivisi dalla maggioranza della popolazione esprimono un atteggiamento di chiusura, il rifiuto ad accettare la presenza di chi è diverso ». La comunità cristiana, nota ancora il presule, non si lascia tuttavia scoraggiare da quanto accaduto, continuando a percorrere la via del dialogo. Dialogo tra cristiani, ma anche con israeliani e palestinesi: «È ciò a cui ci richiama sempre Papa Francesco: educarci ed educare al dialogo». La Chiesa, del resto, è in prima linea in tal senso e si impegna a fondo «affinché questi due popoli possano imparare a vivere insieme e affinché questa terra non si limiti a essere una casa condivisa ma diventi un luogo in cui conoscersi, rispettarsi e anche volersi bene ». A trarre beneficio dalla riconciliazione sarebbe anche l’ormai minuta comunità cristiana che da decenni continua ad abbandonare la culla del cristianesimo. «Se le condizioni di vita migliorassero, i fedeli non partirebbero, perché nessuno vuole lasciare la Terra santa», ha detto monsignor Lazzarotto. Una speranza per il futuro può essere rappresentata dalla comunità cattolica di lingua ebraica. «Si tratta di una bella e nuova realtà a cui bisogna dare attenzione e che in futuro potrebbe avere un ruolo fondamentale », ha concluso il nunzio apostolico in Israele e in Cipro.

© Osservatore Romano - 27 giugno 2015