In Terra santa pellegrini senza paura
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- Creato: 23 Luglio 2015
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GERUSALEMME, 23. I pellegrinaggi sono importanti e «noi vescovi dobbiamo dare l’esempio. Ci sono tanti motivi per andare, per non arrendersi: dobbiamo ricordare che proprio grazie al pellegrinaggio molti tornano alla fede; e poi si tratta di un modo concreto per aiutare i cristiani di Terra santa». Non far vincere la paura e partire con fiducia: è questo il messaggio lanciato da alcuni presuli italiani che anche quest’estate hanno scelto di organizzare un pellegrinaggio a Gerusalemme con la propria diocesi. Fra essi il vescovo di Grosseto, Rodolfo Cetoloni, che sarà in Terra santa dal 20 al 27 agosto con quarantacinque fedeli. «Oggi — dichiara a Terrasanta.net — alle paure sulla sicurezza, che mi sembrano francamente eccessive, per alcuni si è aggiunta la difficoltà di affrontare i costi del viaggio. Ma dobbiamo ricordare che il pellegrinaggio in Terra santa è unico». Quest’anno è il peggioramento del conflitto in Siria ad alimentare i timori. Il risultato è la costante diminuzione dei viaggi, gli alberghi vuoti anche in alta stagione, il sistema turistico in crisi. E, di conseguenza, la tentazione per molti arabi cristiani, rimasti senza occupazione, di emigrare abbandonando la Terra santa. Una crisi, tuttavia, superabile, visto che la situazione nei luoghi santi è di totale tranquillità. Monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma, porterà in Terra Santa dal 10 al 18 agosto un gruppo di ottantaquattro pellegrini, per la maggior parte giovani dai 18 ai 30 anni. «È la tappa conclusiva di un percorso di tre anni fatto con i ragazzi della nostra diocesi — racconta don Paolo Salvadori, delegato diocesano alla pastorale giovanile e organizzatore del viaggio — e, anche se qualcuno ha rinunciato per paura, molti altri si sono aggiunti all’ultimo momento, ragazzi dell’Azione cattolica e un gruppo di scout. Così alla fine saremo in tanti». È invece già tornato il vescovo di Macerata- Tolentino- Recanati- Cingoli- Treia, Nazzareno Marconi, in Terra santa dal 2 al 9 luglio con una cinquantina di fedeli: «Si è trattato — spiega a Terrasanta.net — di un pellegrinaggio tradizionale iniziato in Galilea e terminato a Gerusalemme. Abbiamo cercato di incontrare anche le cosiddette “pietre vive”, ovvero i cristiani locali, perché un pellegrinaggio non è mai una questione di archeologia. Non abbiamo percepito tensione neppure a Hebron. Parlando da vescovo, credo che un pellegrinaggio in Terra santa sia importante almeno per due motivi: per i fedeli è un’occasione unica per stare con il loro vescovo e vivere con il pastore una dimensione diocesana; per il vescovo, che nella vita ordinaria è sempre in giro, incontra molta gente ma spesso in modo superficiale, un pellegrinaggio del genere è occasione unica per entrare in relazione con i suoi fedeli in modo continuativo, per sperimentare una convivenza che consente di non restare separato dalla gente. Altrimenti — conclude — il rischio è di non essere pastori con l’odore delle pecore», come esorta Papa Francesco. Fra i luoghi più suggestivi di Gerusalemme, a volte sosta dei pellegrinaggi, c’è il Romitaggio del Getsemani. Situato ai piedi del Monte degli Ulivi, dietro la basilica dell’Agonia, è un luogo che i francescani mettono a disposizione di chi desidera vivere periodi di riposo, preghiera e silenzio. Da qui si possono ammirare le mura di Gerusalemme e la valle del Cedron. Ci si trova nel luogo in cui Gesù invitò i suoi discepoli a pregare con lui: «Restate qui e vegliate con me (…). Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione » (Matteo , 26, 38-41). Da alcuni anni — riferisce il sito in rete della Custodia di Terra Santa — a gestire il romitaggio è fra Diego assieme a Teresa Penta, consacrata laica della comunità mariana italiana «Oasi della pace». La “fraternità” del Romitaggio è distinta dalla comunità di frati del convento del Getsemani: «Siamo indipendenti e, come responsabile, vivo qui facendo da anello di congiunzione tra i due luoghi», spiega fra Diego. Il Romitaggio, composto di nove eremi, può ospitare sia piccoli gruppi che singoli, ai quali viene proposto di condividere la giornata “classica” del luogo: alle 6 le lodi e la messa, seguite alle 8 dalla lectio divina; la mattinata è consacrata alla preghiera personale o al lavoro nel giardino; nel pomeriggio, alle 17.30, nella cappella del romitaggio, dopo l’ora di adorazione, si recitano i vespri.
© Osservatore Romano - 24 luglio 2015