Quel pane infuocato che dona la vita

Mar Jacob Church NisibisNella festa di sant’Efrem

di MANUEL NIN

Il 28 gennaio, nel calendario liturgico delle Chiese orientali, si celebra la festa di sant’Efrem di Nisibi (†373), diacono della Chiesa siriaca e cantore della carità e dell’a m o re viscerale di Dio per l’uomo. Ricorrenza che cade in un momento di sofferenza e di martirio per le Chiese orientali che vivono nelle stesse terre di origine di Efrem, l’Iraq e la Siria odierni, Chiese che continuano anche oggi a lodare il Signore con le parole del diacono siriaco.
Nella sua abbondante produzione letteraria Efrem si serve largamente della poesia per cantare in modo bello e profondo il mistero di Dio. La poesia gli permette di approfondire la sua riflessione teologica attraverso dei paradossi, dei simboli e delle immagini. Efrem nella sua ricerca di Dio, nel suo parlare di Dio e nel suo far teologia, adopera delle immagini contrastanti, lasciando sempre, possiamo dire intatto, il mistero di Dio: «Ecco la meraviglia di tua Madre: il Signore venne in essa per farsi servo. Il Verbo venne in essa per tacere nel suo seno. Il fulmine venne in essa per non fare rumore alcuno. Il pastore venne in essa ed ecco l’Agnello nato e che geme. L’Altissimo venne in essa, ma vi è entrato umile. Lo splendore venne in essa ma vi entrò vestito con panni umili». Notiamo le antitesi: signore-servo, fulmine - senza rumore, pastore-agnello. Per Efrem Dio rimane nascosto, a meno che lui stesso non si manifesti. Spesso nei suoi inni il diacono siriaco gioca con queste due immagini apparentemente opposte: «colui che si nasconde» e «colui che si manifesta». È nell’incarnazione del Verbo che il mistero nascosto di Dio si rivela di più all’uomo; ma sempre, per il fatto che Efrem si serve di týpoi (“mo delli”) e di simboli, rimane qualcosa di nascosto che si rivelerà pienamente soltanto alla fine, nel Regno. Comunque per Efrem è sempre Dio che prende l’iniziativa e si manifesta all’uomo: «Se Dio non avesse voluto mostrare se stesso a noi, non ci sarebbe niente in tutta la creazione che fosse capace di esprimere su di lui qualcosa». Efrem insiste nella manifestazione di Dio per mezzo dei modelli e simboli presenti nella natura e nella Sacra Scrittura; per mezzo di nomi e metafore e infine nell’incarnazione del Verbo. «Dovunque tu posi lo sguardo, trovi un simbolo di Dio; dovunque tu leggi, là c’è un “tip o” da scoprire. Rendiamo grazie a Dio, che si è rivestito dei nomi dei diversi membri del nostro corpo. Si parla di orecchie, per insegnare che lui ci ascolta. Si parla di occhi per mostrarci che lui ci guarda». Nei suoi Inni sulla natività di Cristo Efrem sintetizza la sua teologia sull’incarnazione del Verbo: «Colui che è misericordioso fece tutti questi cambiamenti: si tolse tutta la sua gloria per rivestirsi di un corpo, poiché aveva concepito tutto questo giro per rivestire Adamo in quella gloria ormai abbandonata. Cristo è stato avvolto con dei panni, che per Adamo erano delle foglie. Per il peccato di Adamo, lui ricevette il battesimo; e per la morte di Adamo, lui fu imbalsamato. Innalzato nella sua gloria, innalzò Adamo». Efrem sottolinea come nell’incarnazione Adamo è di nuovo rivestito di quella gloria con cui era stato creato: «Lui è venuto per ritrovare Adamo che si era perso, e per ricondurlo all’Eden coi vestiti di gloria». E, commentando le foglie di fico con cui si erano coperti Adamo ed Eva, aggiunge: «Si sa che quando Adamo peccò e fu spogliato dalla gloria con cui era rivestito, coprì la sua nudità con foglie di fico. Nostro Signore venne e accettò i tormenti per guarire le piaghe di Adamo e dare il suo vestito di gloria alla sua nudità. Fece marcire il fico per manifestare che non c’era più bisogno di foglie di fico per vestire Adamo, poiché Adamo era ritornato a quella gloria in cui non c’era bisogno né di foglie né di pelle». Parlando dell’incarnazione del Verbo di Dio, Efrem mette in un ruolo centrale Maria, che sarà la prima a ricevere il nuovo vestito di gloria di suo Figlio: «Il Figlio dell’Altissimo è venuto, ha soggiornato nel mio grembo, e sono diventata sua madre. L’ho generato, così, per una seconda nascita. Allo stesso tempo lui mi ha generata per una nuova nascita. È della veste di sua madre che si è rivestito, il suo corpo, riempiendolo della sua gloria». Il soggiorno del Verbo di Dio nel grembo di Maria è per lei quasi un battesimo. Il diacono siriaco sviluppa anche il tema dell’eucaristia come farmaco di salvezza e di vita; e collega l’esperienza di Adamo nel paradiso con quella di Cristo che si dà nell’eucaristia: «Fu chiudendo, cioè con la spada del cherubino, che fu chiuso il cammino dell’albero della vita. Ma per i popoli, il Signore di quest’albero si è dato come cibo lui stesso nell’oblazione. Gli alberi dell’Eden furono dati come alimento al primo Adamo. Per noi, il giardiniere del giardino in persona si è fatto alimento per le nostre anime. Infatti, tutti noi eravamo usciti dal paradiso assieme con Adamo, che lo lasciò indietro; adesso che la spada è stata tolta laggiù dalla lancia noi possiamo ritornarvi». Da sottolineare il collegamento che Efrem fa, tra eucaristia e ritorno al paradiso. Per parlare dell’eucaristia si serve di due immagini: la brace — il carbone ardente — e la perla. Il tema della brace è preso da Isaia,6,6, doveil serafino prende la brace con delle pinze e sfiora soltanto le labbra del profeta; il cristiano, invece, tocca e consuma la brace, che è Cristo stesso: «Nel tuo pane si nasconde lo Spirito che non può essere consumato, nel tuo vino c’è il fuoco che non si può bere. Lo Spirito nel tuo pane, il fuoco nel tuo vino: ecco una meraviglia accolta dalle nostre labbra. Il serafino non poteva avvicinare la brace alle sue dita, che si avvicinò soltanto alla bocca di Isaia; né le dita l’hanno presa né le labbra l’hanno mangiata; ma a noi il Signore ci ha concesso di fare ambedue le cose. Il fuoco discese con ira per distruggere i peccatori, ma il fuoco della grazia discende sul pane e vi rimane. Invece del fuoco che distrusse l’uomo, abbiamo mangiato il fuoco nel pane e siamo stati vivificati». La seconda immagine usata da Efrem è quella della perla; la contemplazione della perla — sferica e quindi illimitata — gli offre molti tipi da scoprire: il Regno, la fede, la Chiesa, Maria, quindi l’eucaristia: «Un giorno, fratelli, presi in mano una perla, e vi contemplai dei misteri sul Regno, immagini e “tipi” di quella maestà divina. Era una sorgente e io mi abbeverai dei misteri del Figlio. La misi, fratelli, nella mia mano. Per esaminarla cominciai a guardarla da un solo lato; ma aveva soltanto uno sguardo, per tutti i lati. Così, è anche la ricerca del Figlio, che è incomprensibile, perché è luce. Nella sua limpidezza vi ho visto colui che è Limpido, che non soffre perturbazione. E nella sua purezza vi ho visto il mistero del Corpo del Signore che è puro».