Quello che oggi insegnano Cirillo e Metodio

cirilloemetodiodi DIMITRIOS SALACHAS

I tempi e i contesti storici cambiano e si succedono, ma il messaggio di Cristo per la salvezza, trasmesso dalla Chiesa, resta perenne, sempre presente e attuale. In questo senso i santi Cirillo e Metodio restano sempre modelli e ispiratori della missione della Chiesa nel mondo. Anche perché l’influsso dell’insegnamento degli apostoli dei popoli slavi è stato indubbiamente incisivo sul magistero del Vaticano II e su quello post-conciliare.
La loro visione ecclesiologica in rapporto all’ecumenismo, all’inculturazione del Vangelo, ai metodi di attività missionaria, come anche al loro apporto — pro clamati co-patroni dell’Europa — per la nuova evangelizzazione; tutto ciò stimola a promuovere la continuità dell’idea cirillo-metodiana e le tradizioni dei popoli slavi nel loro contesto storico attuale. Il contesto ecclesiologico della missione dei santi Cirillo e Metodio tra Bisanzio e Roma in un periodo in cui le Chiese d’occidente e d’oriente erano unite, offre oggi a queste stesse Chiese, impegnate nel dialogo ecumenico di verità e di carità, per ristabilire la loro piena comunione, la via dell’unità. Cirillo e Metodio sono stati ispiratori dei principi di ecumenismo stabiliti dai padri conciliari del VaticanoII per il ristabilimento dell’unità tra cattolici e ortodossi. Per Papa Giovanni Paolo II, «non sembra per nulla anacronistico vedere nei santi Cirillo e Metodio gli autentici precursori dell’ecumenismo, per aver voluto efficacemente eliminare o diminuire ogni divisione vera o anche solo apparente tra le singole comunità, appartenenti alla stessa Chiesa» (Slavorum apostoli, n. 14). Il decreto Ad gentesdel Vaticano II sull’attività missionaria della Chiesa, al n. 26, circa la formazione dottrinale e apostolica dei missionari è ispirato dalla visuale missionaria dei due santi fratelli. «Chiunque sta per recarsi presso un altro popolo, deve stimarne molto il patrimonio, le lingue ed i costumi». E poi: «Questi tipi di formazione poi vanno completati nelle terre di missione, in maniera che i missionari conoscano a fondo la storia, le strutture sociali e le consuetudini dei popoli, penetrino l’ordine morale, le norme religiose e le idee profonde, che quelli, in base alle loro tradizioni, si sono formati intorno a Dio, al mondo e all’uomo». Il decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, al n. 14, descrive il carattere e la storia propria degli orientali, come effettivamente li hanno vissuti Cirillo e Metodio. «È cosa gradita per il sacro concilio, tra le altre cose di grande importanza, richiamare alla mente di tutti che in oriente prosperano molte Chiese particolari o locali, tra le quali tengono il primo posto le Chiese patriarcali, e non poche di queste si gloriano d’essere state fondate dagli stessi apostoli». Quanto alla “metodologia” nell’azione missionaria appare ammirevole come i santi fratelli, pur operando in situazioni tanto complesse, «non tendessero ad imporre ai popoli assegnati alla loro predicazione neppure l’indiscutibile superiorità della lingua greca e della cultura bizantina», ma «adattarono alla lingua slava i testi ricchi e raffinati della liturgia bizantina» (Slavorum apostoli, n. 14).

© Osservatore Romano - 11 giugno 2014